Recovery Fund: "Non è tempo di veti, siamo responsabili"

Bruno Cirelli
Novembre 17, 2020

Budapest e Varsavia hanno posto il veto per opporsi all'accordo raggiunto da presidenza tedesca ed Europarlamento sul legame tra concessione dei fondi Ue e rispetto dello Stato di diritto (indipendenza della magistratura, rispetto dei diritti fondamentali).

Ecco dunque a cosa porta il sovranismo che in Italia piace tanto anche a Meloni e Salvini. Il primo punto, su cui si votava a maggioranza qualificata, è passato con l'opposizione di Ungheria e Polonia, le quali a quel punto per ripicca hanno stoppato gli altri due, che richiedono l'unanimità. Orbán sa bene di non poter resistere a lungo senza il Recovery Fund. Ha certamente rimesso in sesto l'economia Ungherese abbassando il debito pubblico (è al 70% in rapporto al PIL, praticamente la metà nostra, ma comunque sopra il 60% raccomandato dall'Ue) facendole fare un balzo della ricchezza pro capite, nel 2017, del 4%.

Il documento è stato introdotto nel contesto di controversie nell'UE, in particolare a causa delle posizioni di Polonia e Ungheria, criticate dai paesi dell'Europa occidentale in quanto non conformi ai principi dello Stato di diritto. Così su Twitter il commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn, che si dice "deluso" per il mancato accordo alla riunione degli ambasciatori Ue (Coreper).

Recovery, il veto di Polonia e Ungheria blocca il bilancio Ue

"Sono sicuro che ci sarà una soluzione". È neutro e si applica a tutti: se uno rispetta lo Stato di diritto, non ha nulla da temere. "Sosteniamo la mediazione tedesca, su NextGenerationEu e QFP (bilancio) non si può perdere tempo".

"La Germania in qualità di attuale presidente del Consiglio dell'UE, assume la responsabilità di trovare una soluzione dopo che Polonia e Ungheria hanno posto il veto".

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