Coronavirus: bozza Dpcm, nella Pa smart working e orari differenziati

Paterniano Del Favero
Novembre 5, 2020

Per tutti questi motivi si andrà dunque verso un più massiccio impiego dello smart working. In generale si chiede al datore di lavoro di adottare un principio di maggiore prudenza e quindi di applicare le norme nel modo più rigoroso possibile. Sono alcuni dei risultati della ricerca dell'Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net), presentata il 3 novembre durante il convegno online "Smart Working il futuro del lavoro oltre l'emergenza".

Nella fase più acuta del coronavirus ci sono stati 6,58 milioni di smart worker d'emergenza (2,11 milioni nelle grandi imprese, 1,85 milioni nella Pubblica amministrazione, 1,13 milioni nelle Piccole e medie imprese, 1,5 milioni nelle microimprese), circa un terzo dei lavoratori dipendenti italiani, oltre dieci volte più dei 570mila censiti nel 2019.

Lo smart working piace anche ai dipendenti pubblici - il 55,1% degli intervistati - ma si chiede un "salto di qualità" sugli obiettivi: per il 42,8% la pratica della valutazione non è cambiata, per il 44,6% non ci sono ancora cambiamenti in questo senso ma segnali di miglioramento, solo il 12,6% vede un reale cambiamento. Il 36% delle grandi imprese modificherà i progetti di smart working in corso e digitalizzerà i processi. Ben il 70% di chi ha un progetto di lavoro agile aumenterà le giornate in cui è possibile lavorare da remoto, passando da un solo giorno alla settimana prima della pandemia a una media di 2,7 giornate a emergenza conclusa. Il 69% di queste, ad esempio, ha dovuto aumentare la disponibilità di pc portatili e altri strumenti hardware. Tra gli elementi negativi, il fatto che si sia fatto molto telelavoro e poco smart working: il 29% dei lavoratori ha incontrato difficoltà a separare il tempo del lavoro e quello privato e a mantenere un equilibrio fra i due aspetti (28%), oltre a sperimentare una sensazione di isolamento nei confronti dell'organizzazione nel suo insieme (29%). A livello organizzativo, invece, è stato difficile mantenere un equilibrio fra lavoro e vita privata per il 58% delle grandi aziende e il 28% dei lavoratori, e per il 33% delle organizzazioni i manager non erano preparati a gestire il lavoro da remoto.

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