Covid-19: rilevata una forte carenza di vitamina D nei casi più gravi

Barsaba Taglieri
Ottobre 29, 2020

E' quanto si apprende dal recente studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism e condotto in Spagna.

Circa il 20% della popolazione del Regno Unito soffre di bassi livelli di vitamina D. Il coautore dello studio, il dott.José Hernández dell'Università della Cantabria, in Spagna, ha cercato di spiegare i dettagli dell'indagine: "L'approccio consiste nell'identificare e trattare la carenza di vitamina D, specialmente negli individui ad alto rischio come gli anziani, i pazienti con patologie e i residenti in case di cura, che sono i più vulnerabili al Covid-19".

Il dato è rilevante perché conferma precedenti studi epidemiologici secondo cui la carenza di vitamina D è più diffusa nei Paesi dove il coronavirus ha mostrato un'aggressività maggiore, provocando più decessi.

In Gran Bretagna è in corso un altro studio volto a capire se la vitamina D ha davvero un ruolo protettivo contro la sindrome Covid 19.

Gli studiosi dell'Università della Cantabria a Santander guidati dal professor José Hernández hanno riscontrato che oltre 8 pazienti su 10 ricoverati per Covid nell'ospedale spagnolo durante la prima ondata di contagi erano carenti di vitamina D.

Una mancanza di vitamina D è stata riscontrata nell'80% dei pazienti che hanno contratto il Covid-19. Come detto si tratta dell'80%, ma in proporzione erano gli uomini ad avere un valore molto più basso rispetto alle donne.

"Le cause di grave ipovitaminosi D possono essere una progressiva perdita della cute a produrre vitamina D per azione dei raggi solari, una maggiore massa adiposa accumulata con l'età, in grado di sequestrare la vitamina D all'interno degli adipociti bianchi, una minore esposizione al sole della cute per uno stile di vita che prevede poco tempo all'aria aperta e infine un'alimentazione carente di alimenti ricchi di vitamina D", suggerisce il Professor Pier Luigi Rossi, Specialista in Scienza della Alimentazione e in Igiene e Medicina Preventiva e docente presso l'Università degli Studi di Bologna, Università Cattolica di Roma, Università di Sassari.

È emerso inoltre che, "nei pazienti presi in analisi più marcata era la carenza vitaminica, maggiori erano i marcatori infiammatori legati a grave infezione nel sangue dei contagiati", - spiega l'autore di questo studio. Primo fra tutti il salmone fresco che contiene 10,9 μg di vitamina d ogni 100 grammi.

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