Trump ha un conto in Cina dove ha pagato le tasse

Bruno Cirelli
Ottobre 23, 2020

Come mai si scoprono solo ora i conti stranieri del presidente?

Si tratta certamente di rivelazioni che possono scalfire la corsa di Trump alla caccia di una riconferma il prossimo 3 novembre. Quasi che il Commander in Chief degli Stati Uniti non abbia già abbastanza grattacapi, a partire, ovviamente, dalla pandemia del Covid.

Lo scoop del NY Times sui soldi di Trump in Cina riapre la questione sul mistero delle finanze del presidente americano, ma rischia anche di far saltare la campagna di disinformazione sul figlio di Joe Biden, Hunter e i suoi rapporti con Pechino. Ciò non toglie che sia Biden a essere parecchio avanti nei sondaggi, in termini di preferenze degli americani. Nei precedenti articoli, il quotidiano aveva rivelato che Trump aveva pagato appena 750 dollari in tasse federali tra il 2016 e il 2017. Adesso è la volta delle "relazioni pericolose" con la Cina.

Oltre alla Cina, spiega il Nyt, ci sono anche Paesi "amici" e non ostili che "ospitano" i depositi del presidente: la Gran Bretagna e l'Irlanda.

Dal punto di vista privato, però, il rapporto tra Trump e la Repubblica Popolare sembra meno aggressivo di quanto appare in pubblico, come svelato dall'inchiesta del New York Times sugli affari del tycoon in Cina. E l'ha spiegata con la necessità di pagare tasse locali al fine di "esplorare le potenzialità di business nel settore alberghiero in Asia". L'identità della banca cinese presso cui Trump ha aperto un conto, sottolinea il New York Times, non è chiara. L'accordo raggiunto non coinvolge pene per i funzionari dell'azienda o i membri della famiglia Sackler, proprietaria di Purdue Pharma, tuttavia, il Dipartimento di Giustizia ha affermato che questo non preclude futuri procedimenti penali nei confronti di individui coinvolti nelle pratiche di marketing degli oppioidi di Purdue Pharma, e che indagini separate sono tuttora in corso.

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