Mps: condannati a 6 anni Alessandro Profumo e Fabrizio Viola

Paterniano Del Favero
Ottobre 19, 2020

La notizia della pena di Alessandro Profumo in qualità di amministratore delegato anche di Leonardo, ex Finmeccanica non dovrebbe avere nessuna ripercussione diretta su questo incarico, ma fa scuotere il mondo politico con Alessandro Di Battista che attacca e chiede a Profumo un passo indietro. Mentre l'allora presidente del collegio sindacale, Paolo Salvadori, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi.

La Procura aveva chiesto l'archiviazione, richiesta respinta dal gip, e anche durante il processo aveva chiesto l'assoluzione per l'ex presidente e l'ex ad di Mps.

Il tribunale ha imposto anche una multa di 2 milioni e mezzo sia a Viola che a Profumo, che erano a processo per le accuse di aggiotaggio e false comunicazioni sociali. La banca, responsabile per la 231 sulla responsabilità degli enti, è stata condannata a 800mila euro di multa e al pagamento delle spese legali.

Il tribunale non ha accolto la loro ricostruzione e ha condannato Viola, Profumo e Salvadori, come invece richiesto dalle parti civili. "Abbiamo sempre creduto nel corretto operato dei nostri assistiti". Lo scorso giugno, in dibattimento, aveva rinnovato la proposta di assoluzione.

"Leggeremo le motivazioni e faremo sicuramente ricorso su una sentenza che riteniamo sbagliata". Quest'ultimo, dopo la sua esperienza in seno all'istituto bancario toscano, ha proseguito la sua carriera e attualmente ricopre la posizione di amministratore delegato di Leonardo. Secondo quanto indicano fonti giudiziarie, nonostante le sanzioni accessorie (due anni di divieto di rappresentanza in azienda), la condanna, non essendo definitiva, non ha alcun impatto sulle sue attuali funzioni. Il periodo in cui queste irregolarità sono state perpetrate è fissato tra il 2012 e il primo semestre del 2015.

Gli ex vertici di Mps erano finiti sotto processo per aver continuato a contabilizzare a 'saldi aperti', come se fossero Btp, i derivati con Nomura e Deutsche Bank che Mussari e Vigni avevano stipulato per occultare, spalmandole nel tempo, le perdite generate dalle notes Alessandria e Santorini.

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