Festa di Roma, Infascelli: Francesco Totti è stato il mio coregista

Ausiliatrice Cristiano
Ottobre 19, 2020

I blancos lo avevano tentato ma Francesco aveva saputo dire no e non tradire l'amore della sua vita: Roma. (O captain, My captain..., per dirla con Whitman) come amavano gridargli i numerosissimi tifosi ma anche le tifoserie avversarie e gli amanti dello sport in generale.

Non è un caso che a fare da pretesto a tutto il film sia quella sorta di rito pagano che è il giorno del suo addio al calcio. Ma lui non c'è.

“Tutto quello che viene narrato in questo documentario nasce da Francesco”, ha continuato il regista, “quello che ho fatto è stato ascoltare questa voce, proteggerla e portarla in una narrazione che io ho supportato con un racconto cinematografico ma il racconto è di Francesco.

MILANO- Dal 19 al 21 ottobre nelle multisale del circuito UCI Cinemas arriva Mi chiamo Francesco Totti, il lungometraggio diretto da Alex Infascelli, soggetto e sceneggiatura di Alex Infascelli e Vincenzo Scuccimarra, prodotto da Lorenzo Mieli, Mario Gianani e Virginia Valsecchi, una produzione The Apartment e Wildside, entrambe del gruppo Fremantle, con Capri Entertainment, Fremantle, con Vision Distribution e Rai Cinema, in collaborazione con Sky e Amazon Prime Video. Della tua vita, del mondo che troverai.

Lui, rimarrà immortale nella storia del calcio. Anzi, il più forte. Come quel ragazzo di Torvaianica, che il destino ha voluto legare indissolubilmente al cuore giallorosso. E mentre tutta Roma piange con lui la morte del padre a causa del covid, ci sentiamo di consigliare a Francesco, se sarà possibile, di tornare nella società giallorossa, perchè "senza Francesco Totti, Roma non c'è più".

Il film trae spunto dal libro di Paolo Condò, "Un Capitano". Nel film non sono presenti le testimonianze di amici, parenti, colleghi e allenatori come ci si poteva aspettare in un documentario su un calciatore. Mi sembrava di crollare piano piano e tu piano piano te ne andavi via cantava Claudio Baglioni e il sentimento del pubblico è lo stesso: un crollo emotivo, una commozione che non ha niente a che vedere con la fede calcistica e che invece ha a che fare molto con la costruzione del film da parte del suo regista che tra ritmo e intimità dipinge un personaggio che non ha bisogno di presentazioni.

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