"Condizioni lavorative degradanti". Il giudice commissaria Uber

Paterniano Del Favero
Ottobre 15, 2020

Rider Uber che lavoravano in "condizioni degradanti", "pagati a cottimo 3 euro a consegna", "derubati" delle mance e "puniti". Sotto accusa, tra gli altri, c'è anche la manager di Uber Italy Gloria Bresciani e la società di intermediazione Frc. "Davanti a un esterno non dire mai più 'abbiamo creato un sistema per disperati'. Anche se lo pensi i panni sporchi vanno lavati in cada e non fuori".

"Pagati a cottimo 3 euro a consegna - aggiunge il pm Storari -, indipendentemente dalla distanza da percorrere (ritiro presso il ristoratore e consegna finale al cliente), dal tempo atmosferico, dalla fascia oraria (diurna/notturna e giorni festivi) e pertanto in modo sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato".

Le parole sono dello stesso sostituto procuratore Paolo Storari, che nell'avviso di chiusura indagini, ha riportato alcune frasi delle intercettazioni che hanno portato (a luglio) al commissariamento dell'azienda Uber Italy e ad indagare alcuni manager interni e gli amministratori di due società esterne di reclutamento di personale, che fornivano alla filiale italiana del colosso americano.

Venivano anche "derubati" delle mance "che i clienti lasciavano spontaneamente ai rider quale attestazione della bontà del servizio svolto".

E ancora: i riders impiegati da Uber Eats venivano anche "sanzionati attraverso l'arbitraria sospensione dei pagamenti dovuti a fronte di asserite mancanze lavorative", in certi casi "depauperati delle ritenute d'acconto che venivano operate, ma non versate" e perfino "estromessi arbitrariamente dal circuito lavorativo di Uber attraverso il blocco dell'account a fronte di asserite mancanze lavorative". Si approfittava dello stato di bisogno soprattutto degli immigrati Tutti gli indagati secondo l'accusa "approfittavano dello stato di bisogno dei lavoratori, migranti richiedenti asilo dimoranti nei centri di accoglienza straordinaria, pertanto in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento sociale" e li destinavano al lavoro per il gruppo Uber "in condizioni di sfruttamento". Ad esempio, uno di loro, per una settimana di lavoro a maggio e "68 ore" di consegne, aveva incassato solo "179 euro", con una decurtazione (malus) di 24,5 euro. Ad alcuni indagati vengono contestate dal pm, nell'inchiesta del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, anche una serie di violazioni fiscali per condotte di evasione attraverso in particolare false fatture. E poi avrebbero svuotato "il contenuto della cassetta di sicurezza" e messo "il denaro nel baule" di un'auto.

La posizione della società è stata stralciata, ma resta indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa, per la quale il 22 ottobre affronterà la prima udienza alla Sezione misure di prevenzione.

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