Covid, Gimbe: "Aumentata disponibilità tamponi è ancora inadeguata"

Barsaba Taglieri
Ottobre 13, 2020

Da un lato le nuove restrizioni contenute nell'ultimo dpcm approvato nella notte, dall'altro la mancanza del potenziamento del sistema di tracciamento dei contagi, nonostante siano state implementate le risorse economiche a disposizione. "Ancora una volta, i ritardi burocratici e i conflitti tra Governo e Regioni scaricano sui cittadini la responsabilità del controllo epidemico attraverso restrizioni delle libertà personali". La fondazione GIMBE di Bologna, nel suo report odierno, pone l'accento sulla insufficienza nel tracciamento dei nuovi casi di contagio e nell'effettuazione dei tamponi. L'impennata dei nuovi casi dell'ultima settimana, quasi raddoppiati rispetto alla precedente, ha spinto il Governo a prendere provvedimenti per tentare di arginare la nuova ondata di contagi. Da un lato le misure restrittive previste dal nuovo Dpcm, dall'altro quelle sanitarie incluse nell'ultima circolare del Ministero della Salute.

La Fondazione Gimbe indica nell'insufficiente capacità di tracciamento dei contagi una delle determinanti del progressivo incremento dei casi da coronavirus iniziato a fine luglio, che dopo un mese ha innescato l'aumento dei ricoveri, e dopo circa due mesi quello dei decessi.

Da qui il corollario: si è preferito istituire misure ancor più restrittive nei confronti dei cittadini - attribuendo in qualche modo a loro la responsabilità sul contenimento della pandemia - e non a effettuare quelle operazioni di analisi che sarebbero state necessarie a circoscriverla in poco tempo. In particolare, si evidenzia come dal 3 giugno, giorno delle riaperture ad ampio raggio, fino a metà agosto, la media dei tamponi fosse scesa a 25mila al giorno. Dal 6 ottobre ben otto Regioni hanno tassi di ospedalizzazione per 100'000 abitanti superiori alla media nazionale di 6,5%: "Lazio (13,9%), Liguria (13%), Campania (9,2%), Sardegna (8,8%), Sicilia (7,9%), Piemonte (7,1%), Abruzzo e Puglia (6,6%)".

Secondo Gimbe gli strumenti per 'seguire' i movimenti del Covid non sono stati potenziati in misura proporzionale all'aumento della circolazione del morbo. Oltre agli approvvigionamenti di alcune Regioni che si erano già mosse in autonomia, la richiesta pubblica di offerta del Commissario Arcuri, scaduta lo scorso 8 ottobre, prevede l'acquisto di 5 milioni di tamponi rapidi. Ma Cartabellotta sottolinea: "Se le azioni messe in campo aumentano in termini assoluti la capacità di testing & tracing, l'aumentata disponibilità di tamponi molecolari e rapidi è ancora inadeguata sia per la crescita esponenziale dei nuovi casi, sia perché sarà in parte assorbita dalla diagnosi differenziale tra infezione da SARS-COV2 e influenza stagionale".

"Siamo molto lontani dal 'Piano Crisanti' che prevedeva 300.000 tamponi al giorno, sulla scia di quanto proposto da Gimbe il 7 maggio", avvisa il presidente Cartabellotta, "200-250 casi testati per 100.000 abitanti".

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