Vialli alla Gazzetta: "Ecco perché dissi no al Milan..."

Rufina Vignone
Ottobre 12, 2020

"Vorrei che le società di calcio fossero più sostenibili dal punto di vista economico-finanziario, che non fossero sempre sull'orlo del precipizio, che ci fosse più fair play, che le società facessero più per la comunità, che il tifoso non fosse soltanto un cliente ma anche un partner veramente coinvolto nella vita della società. È una sfida che mi interessa".

Il momento più bello della vita da calciatore? Era la prima volta della storia, completavamo un percorso, dimostravamo che davvero Davide può vincere contro Golia. Prima ancora ero nella Cremonese che tornò in A dopo cinquant'anni. Inoltre, la società sa di quali giocatori ha bisogno, fa acquisti mirati e ogni anno diventa sempre più forte, poi dal settore giovanile escono dei talenti fantastici che poi magari valorizza, vende, reinveste.

Gianluca Vialli in occasione di Italia-Moldavia s'è seduto in panchina accanto a Roberto Mancini, il suo gemello del gol alla Sampdoria, ora commissario tecnico della Nazionale in cui lavora anche lui: "Era una situazione eccezionale, mancava Oriali".

Vialli ricorda un episodio capitato dopo Barcellona-Sampdoria del 1992: "Ho pianto, Boskov disse che 'gli uomini non piangono quando perdono'". È giusto e l'ho imparato anche in quest'ultimo periodo. Se devi piangere fallo, piangi, emozionati. Cioè i quattro migliori numeri 10. E io mi sono fatto un mazzo cosi per loro, che avevano meno attitudine alla corsa rispetto a me. Poi vivevo bene, ero pieno di amici, appunto i ragazzi della Samp, sole, mare, si mangiava bene. Però se sei innamorato di una ragazza, ne viene un'altra, fai fatica... Però ero troppo preso dalla Samp, la ragazza di allora.

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