Inps, l'isolamento non corrisponde alla malattia

Barsaba Taglieri
Ottobre 12, 2020

"Nell'attuale contesto emergenziale sono state incentivate modalità alternative di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato (lavoro agile o smart working, telelavoro, etc.) che hanno consentito di assicurare continuità nell'attività lavorativa e, al tempo stesso, di ridurre notevolmente i rischi per la trasmissione del virus SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro", sottolinea L'Istituto aggiungendo: "Sotto altro aspetto, si evidenzia che la quarantena e la sorveglianza precauzionale per i soggetti fragili, di cui rispettivamente ai commi 1 e 2 dell'articolo 26 del D.L. n. 18 del 2020, non configurano un'incapacità temporanea al lavoro per una patologia in fase acuta tale da impedire in assoluto lo svolgimento dell'attività lavorativa (presupposto per il riconoscimento della tutela previdenziale della malattia comune), ma situazioni di rischio per il lavoratore e per la collettività che il legislatore ha inteso tutelare equiparando, ai fini del trattamento economico, tali fattispecie alla malattia e alla degenza ospedaliera". In caso di isolamento domiciliare, dunque, è bene ricordare questa norma.

Ha poi aggiunto precisando che per i cosiddetti lavoratori fragili la tutela previdenziale non è garantita salvo nel caso in cui si verifichino "situazioni di rischio per il lavoratore e per la collettività che il legislatore ha inteso tutelare equiparando, ai fini del trattamento economico, tali fattispecie alla malattia". È il caso, ad esempio, di chi viene a contatto stretto con soggetti positivi al coronavirus.

Insomma in caso di isolamento o sorveglianza precauzionale non è possibile accedere alla tutela della malattia se si lavora da casa in smart working, sulla base degli accordi con il datore di lavoro. Quindi se è un'autorità sanitaria a prevederlo si ha diritto alla copertura, altrimenti no.

In particolare l'INPS riprende le disposizioni fornite dall'articolo 26 del decreto n.18/2020, il Cura Italia, convertito nella legge n.27/2020, che compara la quarantena alla malattia, specificando quali sono i casi in cui non sia più valida questa equazione.

Il cosiddetto smart working.

INPS chiarisce che si tratta del principio secondo il quale la cassa integrazione prevale sulla malattia. Trovarsi in quarantena all'estero non può essere un problema previdenziale dell'Inps. L'Istituto infatti ha precisato che una quarantena fuori dall'Italia e per richiesta del Paese di destinazione esclude l'accesso alla tutela per malattia.

Nel caso in cui si dovesse procedere con nuovi lockdown, l'isolamento non corrisponderà necessariamente e automaticamente alla malattia.

Chiarisce l'Istituto che il fatto che il lavoratore sia stato posto in una delle varie tipologie di cassa integrazione determina la sospensione egli obblighi contrattuali con l'azienda e comporta il venir meno della possibilità di poter richiedere la specifica tutela prevista in caso di evento di malattia. Non c'è Covid che tenga.

Potete consultare la nota con le precisazioni INPS sulla quarantena e la malattia al link qui in basso. Per tutti gli altri lo Stato fa spallucce.

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