Coronavirus, l’allarme delle autorità sanitarie britanniche: "Raggiunto il punto di non ritorno"

Bruno Cirelli
Ottobre 12, 2020

Nelle ultime 24 ore i contagi sono stati 123.684, circa l'8,3% in più rispetto al record precedente di 114.227 casi segnato venerdì scorso.

Il Regno Unito ha raggiunto un "punto di non ritorno" nella pandemia da coronavirus, simile a quello di marzo, e nelle prossime settimane, oltre all'aumento dei casi, ci sarà un incremento dei decessi: lo ha detto il professor Jonathan Van-Tam, uno dei principali consulenti scientifici del governo, citato dalla Bbc.

Il vice direttore sanitario inglese ha esortato i connazionali ad aiutare l'Nhs, il servizio sanitario pubblico, limitando le interazioni sociali perché "il virus prospera attraverso i contatti tra gli esseri umani". Per Van-Tam, "la stagione ci è avversa" e il Paese si imbatterà in "venti contrari" prima dell'inverno. Attualmente, nel Regno Unito l'indice R0 - che rappresenta il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo positivo - oscilla tra 1,2 e 1,5.

Particolarmente critica la situazione nel Regno Unito, dove ad aprile nella fase maggiormente critica si superavano di poco i 5.000 casi al giorno: numeri questi che spaventano Downing Street, con Boris Johnson che avrebbe pronto un piano con tre livelli di lockdown per evitare una nuova serrata nazionale.

Il Regno Unito sembra non aver imparato la lezione: dopo la prima ondata di coronavirus, che ha colpito con forza il Paese, anche la seconda non sarà facile da affrontare. Domani il primo ministro Johnson annuncerà una serie di importanti restrizioni che varieranno a seconda delle aree del Paese e dal modo in cui la pandemia si sta propagando. In questo situazione, aggiunge, il Regno Unito ha tuttavia "una capacita' di effettuare test molto migliore" rispetto al passato e "migliori cure" disponibili.

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