"È la più grande sconfitta di sempre". M5S verso la scissione

Bruno Cirelli
Settembre 25, 2020

Ed è proprio questa l'unica vittoria, se così si può dire, conseguita dal Movimento 5 Stelle.

Un cambiamento che il Paese aspettava da quarant'anni e che il M5S ha realizzato.

I toni felpati e ipocriti della vigilia sono così tutti d'un tratto scomparsi: a un Di Maio che esulta per il referendum e glissa da vecchio e consumato politico democristiano sul resto, e che ha ormai attivato le sue lobbies tutte parlamentari per riprendersi il partito, Buffagni contesta con perfidia e sarcasmo i "selfie gaudenti", dandogli del "narciso". In un anno ha perso circa mezzo milione di voti. Evidentemente c'è un problema se i cittadini non partecipano più al progetto. Una cosa impensabile fino a qualche tempo fa. "E' un segnale positivo di riavvicinamento tra la politica e i cittadini".

Il risultato del Referendum, che l'ex capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio ha definito storico, ha distolto l'attenzione dall'andamento delle Regionali. Ci sono due livelli, uno più urgente, la governance. "E' campano il ministro degli Esteri, è campano il presidente della Camera, è campano il ministro dell'ambiente, è campano il ministro dello Sport", prosegue. "In Puglia siamo passati dal 17% al 10%" spiega Di Battista "in Liguria siamo andati in coalizione con il Pd e siamo passati dal 22,3% al 7,8%".

Nelle Marche, correndo da soli, il Movimento è sceso dal 19% al 7%. Ma nel frattempo è lui il dominus, è lui che parla, ascolta, valuta e temporeggia, come lo accusano di fare molti big. "Oggi l'Italia ha dato prova della sua maturità". Il No si attesta al 31,9%.

"Per il M5S non è una questione di nomi, ma di identità e di comunità".

"Credo che rispetto alle regionali si debbano aspettare i dati ufficiali, ma non faccio mistero del fatto che potevano essere organizzate diversamente".

Alla fine, però, il tema vero resta chi, come, quanto conterà nelle decisioni: già l'altro ieri Ignazio Corrao, eurodeputato vicino a Di Battista, si era scagliato contro la convocazione dell'assemblea di deputati e senatori: "Che siano i parlamentari nazionali (tutti eletti senza il voto di preferenza a differenza degli altri livelli dove ci sono le preferenze) a discutere di riorganizzazione del movimento è inaccettabile", aveva tuonato su Facebook.

"Perché non si inseriscono più in questo progetto?"

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