Il nuovo patto Ue sui migranti: non c'è l'obbligo dei ricollocamenti

Bruno Cirelli
Settembre 23, 2020

"Ora è tempo di alzare la sfida per gestire la migrazione in modo congiunto, col giusto equilibrio tra solidarietà e responsabilità". Quel vuol dire andare avanti su alcune strade intraprese in questi mesi dall'Unione Europea (a partire da quanto costituito dalla partita essenziale del salario minimo) e, ancora più nello specifico, significa spostare miliardi veri per garantire il sostegno a piani legati all'emergenza abitativa - tema che stiamo affrontando in questo periodo tramite una relazione del Parlamento europeo chiamata ad affrontare alcuni aspetti come l'abbattimento dei prezzi, l'efficienza energetica, la realizzazione di edilizia abitativa sociale e pubblica, il recupero delle case e degli immobili inutilizzati-, nonché il potenziamento di quelle esperienze locali che più di altre hanno voluto investire su progetti per la residenzialità temporanea (proprio Milano mette a disposizione centinaia di posti letto in questa direzione).

"Tutti gli Stati Ue dovranno mostrare solidarietà verso i Paesi sotto pressione: potranno farlo o con i ricollocamenti, o con i rimpatri sponsorizzati". La commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, ha anche spiegato che sono state "previste anche delle norme speciali per regolare eventuali situazioni di crisi, come quella che abbiamo vissuto nel 2015, quando arrivarono due milioni" di migranti. "Sono queste le due componenti fondamentali del meccanismo di solidarietà obbligatorio". "Se entro otto mesi non saranno effettuati tutti i rimpatri, lo Stato partner accoglierà sul suo territorio quanti restano da allontanare".

Il sistema di Dublino nel nuovo Piano viene cancellato: "Era qualcosa di simbolico - dice Schinas - di un momento di una epoca diversa". Un sistema che, ha precisato, "non poteva affrontare la sfida della migrazione globale che l'Europa sta affrontando adesso e continuerà ad affrontare in futuro".

Ad esempio "se il migrante ha già un parente nell'Ue, il Paese in cui risiede il congiunto sarà responsabile anche per il nuovo arrivato".

"Il meccanismo di solidarietà, con i ricollocamenti ed i rimpatri sponsorizzati, scatterà in modo automatico per i migranti che vengono salvati in mare. Ma anche il Paese di sbarco ne dovrà accogliere una parte" prevede il nuovo Patto su asilo e migrazione. C'è però una via d'uscita per i paesi contrari alla solidarietà: se qualche governo non vorrà prendersi carico dei migranti, sarà obbligato a gestire il rimpatrio di coloro che non avranno diritto per restare nel continente. Dico subito che sono d'accordo (totalmente!) con l'esortazione rivolta all'Unione Europea e agli Stati che la compongono: serve un importante salto di qualità, rispetto alle scelte da compiere, e non si può perdere (altro) tempo. Saranno sottoposti alla "procedura di frontiera" i migranti con nazionalità che hanno livelli bassi di concessione dell'asilo, come ad esempio marocchini o tunisini.

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