Il marchio dell'opera più famosa di Banksy non è di Banksy

Ausiliatrice Cristiano
Settembre 21, 2020

La "Full Color Black" ha contestato il diritto dello street artist di registrare come marchio il "Flower Thrower" ("Love is in the air"), il "lanciatore di fiori", rappresentato per la prima volta a Gerusalemme nel 2003, sul muro costruito per separare israeliani e palestinesi. Secondo i giudici, infatti, l'artista ha agito in cattiva fede quando nel 2019 ha aperto un negozio alla periferia di Londra.

Al centro della vicenda il fatto che l'artista "abbia scelto di rimanere anonimo", rendendo di fatto impossibile "individuarlo al di là di ogni dubbio come il proprietario di quei lavori". E poi un altro aspetto non secondario, e cioè la scelta di "dipingere soprattutto graffiti sulle proprietà private di altri senza chiedere il permesso, invece di usare supporti di sua proprietà".

Artista satirico e sovversivo le cui opere in stencil sono spesso incentrate sulla politica, la cultura e l'etica, Banksy esordisce sulla scena underground di Bristol e sul suo conto circolano diverse leggende.

Secondo i giudici europei, la paternità dell'opera - quindi i diritti - non può essere attribuita a un soggetto anonimo, che quindi decide di non rivelare la propria identità.

Una stima recente lo proietta fra gli artisti più ricchi di sempre, con un patrimonio stimato in 50 milioni di sterline derivanti dalle aste in cui le sue opere sono contese da collezionisti e gallerie di tutto il mondo.

Di recente, Baksy ha finanziato e "personalizzato" la Louise Michel, una motovedetta che ha salvato oltre 200 migranti in difficoltà nel Mediterraneo.

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