CGIA: scatta domani tour de force fiscale, con 192 scadenze - Economia Roma

Paterniano Del Favero
Settembre 15, 2020

Sia chiaro: non è che i contribuenti saranno chiamati a onorarle tutte, ma tra pagamenti, comunicazioni, adempimenti, ravvedimenti operosi, dichiarazioni ed istanze da presentare all'erario, saremo costretti a trascorrere giornate molto stressanti. Nel dettaglio, in questi quindici giorni, gli obblighi fiscali più oberanti per il contribuente italiano saranno: l'Iva, i contributi previdenziali l'Ires, l'Irap e il saldo/acconto Irpef (solo per coloro i quali hanno scelto la rateizzazione). Lo segnala la Cgia spiegando dall'Ufficio studi segnalando che la giornata più difficile sarà il prossimo 16 settembre quando il fisco ci chiederà 187 versamenti e la presentazione di 2 comunicazioni e di 3 adempimenti.

"In attesa che dopo 20 anni di promesse arrivi finalmente una strutturale riduzione delle tasse e la tanto agognata semplificazione dei rapporti tra fisco e contribuente - dichiara il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - domani l'erario ci chiede l'ennesima prova di fedeltà fiscale".

La CGIA fa notare che la necessità di avere un sistema fiscale più semplice, meno esoso e più giusto è ormai avvertito da tutti. Concetti che, nell'ultimo trentennio, sono stati ripetuti e sbandierati da politici di ogni partito ed orientamento, ma troppo spesso alle parole non sono seguiti i fatti.

Per quanto riguarda le 13 scadenze sospese causa Covid-19, la Cgia ricorda che con il decreto di agosto (in fase di conversione di legge) è prevista una ulteriore parziale proroga per queste 13 scadenze secondo le seguenti modalità: il 50 per cento del dovuto si può versare in un'unica soluzione entro il 16 settembre o in 4 rate mensili di pari importo (di cui la prima il 16 di settembre); il restante 50 per cento del dovuto si può rateizzare al massimo in 24 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata a partire dal 16 gennaio 2021. Altrimenti, rischiamo una moria senza precedenti che desertificherà tantissime zone produttive e altrettanti centri storici sia di piccole che di grandi città, minando la coesione sociale che in questo Paese è il pilastro su cui si basa la nostra economia. Per evitare tutto questo, però, bisogna intervenire rapidamente. "Ovvero, consentendogli di pagare molte meno tasse, di avere una burocrazia meno oppressiva e di disporre di risorse finanziarie sufficienti per superare questa situazione di grave difficoltà" conclude. Negli ultimi quarant'anni, ad esempio, la pressione fiscale in Italia è cresciuta di ben 11 punti percentuali. Se nel 1980 era al 31,4 per cento, nel 2019 si è attestata al 42,4 per cento. In questo periodo la punta massima è stata raggiunta 2013, quando il prelievo ha raggiunto la soglia del 43,4 per cento.

La pressione fiscale nel 2020?

A chiarire l'interrogativo ci penserà la Nota di Aggiornamento del DEF che sarà presentata alle Camere nelle prossime settimane.

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