" "Mostra Venezia, Rosi: "'Notturno' mi ha cambiato la vita"

Ausiliatrice Cristiano
Settembre 12, 2020

Poi la notte. Ma anche la luce, perché Gianfranco Rosi (Leone d'Oro per Sacro Gra, 2013; nomination Oscar come Miglior Documentario per Fuocoammare, 2016), con Notturno ha l'intento di narrare e mostrare l'essenza vitale dell'essere umano "Come in un 'Notturno' di Chopin, anche qui l'oscurità è un pretesto, un'occasione per lasciar risuonare ciò che vive", dichiara. Storie diverse, rese omogenee da una narrazione che supera le dinamiche dei conflitti. Violenza e distruzione intorno e nel profondo delle coscienze: eppure ogni giorno l'umanità si ridesta da un notturno che pare infinito.

A colpire particolarmente tra le sequenze del film c'è senza dubbio quella ambientata in un ospedale psichiatrico: "Il manicomio è uno dei luoghi che ho frequentato di più per Notturno, inizialmente però non riuscivo a trovare una storia che funzionasse". Non ne è ancora fuori racconta il regista, perchè i suoi "personaggi sono prima di tutto persone frequentate per mesi, stabilendo un rapporto di fiducia": E così è felice di raccontare che alcuni bambini dell'orfanatrofio, con sindromi post traumatiche tipo balbuzie, ritardi mentali e di crescita, insonnia, che provano a superare disegnando i loro drammi - "una Norimberga dei bambini" - "sono ora in cura in Germania". Ho trovato corrispondenza e identificazione con loro, e vorrei che il film portasse uno sguardo diverso sul Medio Oriente.

"'Notturno' inizia dove finisce il reportage o il titolone di giornale dove poi ci si dimentica di quelle storie". Rimane questo senso un po' di tutti di sospensione del futuro, molto forte nel finale sul primo piano di Alì, tredicenne, di cui ti domandi che futuro avrà, e per questo il film ha un'universalità. "Volevo che la geografia si annullasse e diventasse psicogeografica".

Gianfranco Rosi, protagonista oggi in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con 'Notturno', non nasconde l'emozione che ha accompagnato questo lavoro. Ma forse questo accade anche se si legge la didascalia.

'Notturno' e' un'esperienza immersiva in un mondo lontano, ma che lo spettatore avverte vicino. "Dal punto di vista formale, l'idea era seducente, ma, dopo i sopralluoghi, ho sentito che era giusto abbandonarla". "Cercavo un legame con la dimensione umana, non con quella geografica".

Quella di Gianfranco Rosi è una "trasformazione della realtà usando il linguaggio del cinema ma avendo davanti l'autorità del reale" spiega lui stesso in conferenza stampa.

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