Coronavirus, Gimbe: impennata di ricoveri in terapia intensiva (+62%)

Barsaba Taglieri
Settembre 3, 2020

Un aumento del 37,9% (9.015 contro 6.538) dei nuovi casi di coronavrus in Italia, un incremento del 52,2% (7.040 contro 4.625) dei casi attualmente positivi, e aumentano del 30% anche i pazienti ricoverati con sintomi (1.380 rispetto a 1.058) e del 62,1% quelli in terapia intensiva (107 contro 66).

Sono dati del monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe nella settimana 26 agosto-1 settembre, rispetto alla precedente. Nel dettaglio, questa settimana si registrano 332 ricoveri di pazienti positivi al coronavirus con sintomi, di cui 41 in terapia intensiva.

Fondazione Gimbe: "Nell'ultima settimana dato sulle terapie intensive del 62%" Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe registra nella settimana 26 agosto-1 settembre, rispetto alla precedente, un incremento del 37,9% dei nuovi casi (9.015 vs 6.538) e del 52,2% dei casi attualmente positivi (7.040 vs 4.625).

"Si tratta di segnali che vanno tutti nella direzione di una ripresa dell'epidemia nel nostro Paese, sia in termini epidemiologici che di manifestazioni cliniche, proprio alla vigilia del momento cruciale della riapertura delle scuole".

Coronavirus: Gimbe, +30% di ricoveri

"Nel quadro di una circolazione endemica del virus l'aumento progressivo dei focolai provoca una crescita dei nuovi casi, prevalentemente autoctoni, in parte da rientro di vacanzieri e, in misura nettamente minore, di importazione da stranieri". Quello che preoccupa non è tanto il numero totale di nuovi contagiati, che una percentuale tra tamponi fatti e positività accertate praticamente costante, ma piuttosto quello dei casi seri che richiedono in ricovero in terapia intensiva.

"Secondo le ben note dinamiche dell'epidemia, l'impennata della curva dei contagi si riflette in maniera sempre più evidente sull'aumento dei pazienti ospedalizzati", spiega Cartabellotta. "Se fortunatamente i numeri sono ancora esegui e non configurano alcun segnale di sovraccarico dei servizi ospedalieri, il trend in costante aumento insieme all'incremento dei contagi invitano a mantenere la guardia molto alta nelle prossime settimane", aggiunge il presidente della fondazione. In testa, dei 26.754 casi attivi al 1 settembre, ci sono Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna: qui si concentra il 50,2% dei contagi (7.082 in Lombardia, 3.285 nel Lazio e 3.061 in ER). Un ulteriore 41,9% si distribuisce tra Veneto (2.460), Campania (2.292), Toscana (1.581), Piemonte (1.464), Sicilia (1.152), Puglia (860), Sardegna (837), Liguria (560).

"Non possono essere più tollerati comportamenti individuali irresponsabili, esempi scellerati di cattivi maestri, né tantomeno correnti antiscientiste e manifestazioni di piazza che, sotto il falso scudo della libertà, mettono a repentaglio la salute della popolazione", tuona Cartabellotta commentando i numeri in "innegabile, preoccupante ascesa". Che richiama quindi le istituzioni affinché "vigilino e sanzionino ogni forma di "attentato" alla salute pubblica". "Alle autorità sanitarie il compito di potenziare ulteriormente l'attività di testing, sorveglianza e comunicazione pubblica, oltre che accelerare la messa a punto di un piano adeguato per gestire la difficile convivenza tra coronavirus e influenza stagionale", conclude il report.

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