"Non chiamateci negazionisti", Zangrillo rifiuta le accuse e minaccia querela per diffamazione

Barsaba Taglieri
Luglio 30, 2020

Il direttore dell'unità di terapia intensiva dell'ospedale San Raffaele di Milano Alberto Zangrillo è intervenuto al convegno sul Covid-19 al Senato ed ha ribadito la sua posizione in merito all'evoluzione del virus: "Dobbiamo convivere con il virus, ma l'ultimo malato grave ricoverato in terapia intensiva con i sintomi del Covid-19 risale al 18 aprile". E non è il solo.

Tornando sulla "famosa frase che non mi è sfuggita, anche se è stata oggetto di speculazioni, le più varie", cioè che "il virus clinicamente è inesistente", Zangrillo ci tiene a "chiarire un'ultima volta: probabilmente ho sbagliato nei toni, chiedo scusa".

"Il medico - ha continuato Zangrillo - cura, dice la verità, si preoccupa responsabilmente, infonde coraggio e, se sostenuto dalle evidenze, esprime fiducia e ottimismo". Il medico ha una visione completa della complessa situazione sanitaria.

Secondo il virologo Massimo Clementi, dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, quelle del collega Galli sono dichiarazioni che "suonano realmente offensive verso alcuni colleghi che si impegnano scientificamente in questa pandemia quanto lui e forse più".

E ancora: "Su che base ha titolo per dire chi può esprimere opinioni di tipo scientifico?"

"Stigmatizzo questa polarizzazione, questo far emergere che ci possa essere divergenza di vedute fra addetti ai lavori, che in questa vicenda sono prevalentemente medici, ma anche tanti biologi, statistici, qualche veterinario e qualche epidemiologo". Sono un professore universitario, faccio ricerca e non ci sto a farmi dare del negazionista da colleghi che, piuttosto, farebbero bene a leggere i miei lavori su questa malattia.

Non si è fatta attendere la replica che ha coinvolto altre personalità, oltre il prorettore dell'università Vita-Salute, che hanno sottolineato il potenziale offensivo di queste parole.

Sono le parole dell'infettologo Matteo Bassetti che risponde alle critiche sulla sua partecipazione al convengo organizzato dal critico d'arte Vittorio Sgarbi. Proprio al riguardo, a Clementi non è piaciuta neanche la "risposta stizzita che Galli diede" proprio "al manifesto dei dieci che fotografavano la migliorata situazione clinico-epidemiologica italiana. C'è, da parte sua, un testardo perseverare nel mantra 'il virus non è cambiato', affermazione che non significa nulla se non la si contestualizza - attacca - Caro Massimo Galli, come sai benissimo, i virus che cambiano non avvisano". Per Bassetti "a questo punto la macchina del fango ha raggiunto livelli inaccettabili. Non mi piace un Paese così: la medicina ha bisogno di pluralità e fermento di idee", conclude.

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