Istat. Italiani tra ultimi in Europa per livello di istruzione

Bruno Cirelli
Luglio 24, 2020

Peggio di noi solamente Spagna, Portogallo e Malta.

I dati preoccupanti forniti dall'Istat sulla condizione dei giovani italiani: 2 milioni italiani compresi tra i 15 e i 29 anni rientrano tra i Neet. Ma facciamo anche molto poco per cambiare le cose. Lo rileva l'Istat nel report sui livelli di istruzione e ritorni occupazionali relativi al 2019. Il Regno Unito è all'81,1% e la Francia è all'80,4%. Il titolo di studio secondario superiore è secondo l'Istat il più importante indicatore del livello di istruzione di un paese. Cifre allarmanti considerato che il diploma rappresenta un titolo di studio indispensabile per accedere al mercato del lavoro.

Il 19,6% ha un titolo di studio terziario.

La quota dei 25-34enni italiani con una laurea di tipo tecnico-scientifico è simile alla media dei 22 paesi dell'Unione europea membri dell'OCSE (25,4%). Le donne laureate sono il 22,4% contro il 16,8% degli uomini. Anche se lo svantaggio dell'Italia rispetto al resto dell'Europa nei livelli di istruzione della popolazione, pur riducendosi nelle classi di età più giovani, resta comunque marcato.

Livello di istruzione e tassi di occupazione.

Sempre secondo il Rapporto Istat, nel Mezzogiorno i bassi livelli di istruzione corrispondono ad altrettanti bassi livelli di occupazione. La quota di Neet - 'Neither in employment nor in education and training', giovani non più inseriti in un percorso scolastico/formativo e neppure impegnati in un'attività lavorativa - è la più elevata tra i Paesi dell'Unione, di circa 10 punti superiore al valore medio Ue28 (12,5%). Se è vero che il tasso di occupazione della popolazione laureata residente in Italia è superiore solo a quello greco ed è di ben 5 punti più basso di quello medio europeo (81,4% contro l' 86,3%), è vero anche che il tasso di occupazione italiano tra i laureati di 25-64 anni è di quasi 30 punti (28,6) più elevato di quello registrato tra chi ha conseguito al massimo un titolo secondario inferiore: dunque chi consegue la laurea ha molte più opportunità di lavoro rispetto ad un diplomato. In Europa invece l'incidenza è massima tra coloro che possiedono un basso livello di istruzione (14,8%), confermandosi minima tra i laureati (9,0%).

Nell'ultimo anno resta invariato il differenziale, molto marcato, a favore delle donne: una giovane su tre è laureata, mentre lo è solo un giovane su cinque, un vantaggio peraltro superiore a quello medio europeo.

Nel Mezzogiorno, nonostante i livelli di occupazione più bassi, i vantaggi occupazionali dell'istruzioni sono maggiori.

Nonostante questo, però, un aspetto sollevato dal report è il livello occupazionale che ottengono i giovani laureati.

Nel Mezzogiorno, pero', i vantaggi occupazionali dell'istruzione sono maggiori rispetto al Centro-nord: in particolare le donne residenti nel Mezzogiorno che raggiungono un titolo terziario aumentano considerevolmente la loro partecipazione al mercato del lavoro e riducono il divario con gli uomini e con le donne del Centro-nord. Il nostro Paese, tra l'altro, è fanalino di coda in Europa per numero di laureati, una quota su cui si registra uno stallo.

Il gap tra chi ha un titolo secondario inferiore è pari a 31,7 punti. Si scende a 20,2 punti per chi ha un diploma e a 8,2 per chi possiede una laurea.

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