Lo studio: i raggi Uv potrebbero disattivare il virus

Barsaba Taglieri
Luglio 17, 2020

Lo studio è stato condotto da membri dell'Università degli Studi di Milano dipartimento "Luigi Sacco", dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e dell'Istituto nazionale dei tumori.

"Abbiamo utilizzato delle lampade a raggi Uv di tipo C. Sono queste sono state posizionate gocce di liquido di diverse dimensioni per simulare quello che potrebbe essere uno starnuto o una conversazione a distanza inferiore rispetto a quella di un metro".

Una squadra di ricercatori sostiene che i raggi ultravioletti abbiano un effetto sul virus Covid-19: riescono a inattivare la carica virale.

Per quanto riguarda il sole ad agire non sono i raggi ultravioletti corti Uv-C (anch'essi prodotti dal sole, ma assorbiti dallo strato di ozono della nostra atmosfera), bensì i raggi Uv-B e Uv-A, con lunghezza d'onda tra circa 290 e 400 nanometri, quindi maggiore degli Uv-C. I ricercatori hanno scoperto che i droplet (goccioline) contenenti SarsCoV-2 la carica virale è stata inattivata in pochi secondi al 99,9% da una piccola quantità di raggi UvC. "Partendo da questi dati ci siamo poi chiesti se ci fosse una correlazione tra irraggiamento solare e epidemiologia di Covid-19. Una soluzione valida per cinema, negozi, uffici, scuole e tanto altro" sottolinea Mario Clerici, primo firmatario dello studio, professore ordinario di Immunologia all'Università degli Studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi. Così è stato, il prof Clerici ha spiegato che la corrispondenza con l'andamento dell'epidemia di Sars-CoV-2 è risultata quasi perfetta. Questo potrebbe anche spiegare perché in Italia, dove è estate, ci sono pochi casi e con minimi sintomi, mentre alcuni Paesi nell'emisfero Sud, dove adesso è inverno, stanno affrontando il picco. Questa è la domanda che qualcuno si è fatto, dando risposta affermativa, quando ha visto svuotarsi le corsie degli ospedali, a partire dalle terapie intensive, e quando ha visto nei nuovi ammalati (pochi, per fortuna) una piccola quantità di casi gravi. Le goccioline che possono essere emesse da un eventuale soggetto positivo vengono colpite dai raggi solari e la carica virale è disattivata in pochi secondi. L'esperimento è stato ripetuto anche sui raggi Uv B e Uv A, ovvero quelli che toccano la superficie terrestre. Il ministero della Salute spiega sul suo portale che le lampade a raggi ultravioletti (UV) non devono essere utilizzate per disinfettare le mani o altre aree della pelle. L'utilizzazione di erogatori sviluppati, con ulteriori studi, dal prototipo costruito dagli autori e illustrato nel paper pubblicato è nella linea dell'uso in ambienti chiusi in cui oggetti, fomiti e possibilmente anche aerosol infettivi, di cui conosciamo adesso l'importanza nella trasmissione dell'infezione, persistono e possono essere infettanti. "Sars-CoV-2, come tutti i virus, si adatterà all'uomo ma oggi, in Italia, il rallentamento dell'epidemia è dovuto principalmente a motivi ambientali" - conclude lo studioso.

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