Coronavirus, l'immunità sembra durare pochi mesi: secondo contagio di nuovo possibile

Barsaba Taglieri
Luglio 15, 2020

Stavolta è uno studio italiano, pubblicato sulla rivista scientifica BMJ Global Health, ad affermare che chi si reinfetta ha una forma più severa della malattia.

Lo studio ha scoperto che i livelli di anticorpi sono saliti alle stelle e sono rimasti più a lungo nei pazienti che avevano sintomi gravi mentre apparentemente producevano più anticorpi per combattere l'infezione.

Si tratta di anticorpi noti anche come nanocorpi (nanobodies), proprio per le piccole dimensioni, derivati dagli anticorpi dei lama.

Secondo un recente studio condotto da un team di ricerca inglese, "l'immunità" al coronavirus sembra perdersi circa tre mesi dopo aver contratto l'infezione. Da questo dipende anche l'ospedale di Londra in cui prima di Pasqua è stato ricoverato in terapia intensiva il premier Boris Johnson.

L'idea che gli anticorpi da Coronavirus fungessero quasi da boomerang per l'infezione è stata avvalorata anche dal fatto che i bambini contraggano in modo minore il virus, verosimilmente perché il loro organismo ha sviluppato meno anticorpi rispetto agli adulti.

Oggi però arrivano i risultati ottenuti dalla ricerca effettuata dal team del King's College di Londra, che ha riscontrato forti cali nei livelli anticorpali dei pazienti. Gli anticorpi non sono l'unica cosa che ci offre protezione: il nostro corpo può anche produrre cellule T per aiutare a combattere gli invasori, sottolineano gli esperti citati dall'emittente britannica.

Il nuovo Covid (Sars-Cov2) appartiene alla famiglia dei "coronavirus umani" di cui ne esistono 7 ceppi diversi, 4 di questi sono responsabili delle sindromi respiratorie lievi come il raffreddore. Questo per vedere cosa succede quando un individuo entra in contatto con il virus una seconda o terza volta. Gli anticorpi con il passare del tempo potrebbero diventare sempre più deboli con le persone che rischierebbero di contrarre il virus di anno in anno come le influenze. Per i ceppi più pericolosi di coronavirus, il Mers-CoV ed il Sars-CoV, è stato identificato e riconosciuto un fenomeno immunologico noto come Antibody Dependent Enhancement (Ade), scatenato da re-infezioni.

"La produzione di anticorpi da parte di chi si ammala ha riguardato in effetti nei nostri casi solo un breve periodo".

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