Venticinque anni fa il massacro di Srebrenica

Bruno Cirelli
Luglio 13, 2020

Uomini e ragazzi trucidati l'11 luglio del 1995, quando dall'altra parte del mar Adriatico, le forze militare serbo bosniache guidate da Ratko Mladic organizzarono e portarono a termine in pochi giorni il massacro di più di 8.000 uomini musulmani.

Srebrenica era a maggioranza musulmana, e per essere inclusa nei confini della "nuova Serbia", che sarebbero stati sanciti negli accordi spartitori di Dayton, doveva essere sacrificata. Rappresentava una macchia nera da ripulire. L'11 luglio 1995 segna un momento storico importante e indimenticabile per tutti noi.

I maschi tra i 12 e i 77 anni vennero separati dalle loro donne e madri, dai bambini e dagli anziani, con la scusa di essere interrogati; in realtà vennero trucidati e gettati in fosse comuni. Il Tribunale penale Internazionale per la ex Yugoslavia e la Corte Internazionale di giustizia delle Nazioni Unite hanno classificato questa violenza come genocidio. Le delimitazioni delle zone protette furono stabilite a tutela e difesa della popolazione civile bosniaca, quasi completamente musulmana. Il Tribunale Internazionale per la ex Jugoslavia ha stabilito che il genocidio era stato pianificato meticolosamente. "A distanza di 25 anni è fondamentale assicurare piena giustizia". L'ex generale serbo bosniaco è stato giudicato responsabile, tra l'altro, di genocidio, persecuzione per motivi etnici e religiosi ai danni di musulmani bosniaci e croato bosniaci, sterminio, deportazione, omicidio, terrore, attacchi illegali contro i civili e cattura di ostaggi.

Per non dimenticare, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha voluto ricordarlo a tutta la comunità internazionale: "Il genocidio di Srebrenica fu il peggior crimine di atrocità sul suolo europeo dopo la Seconda Guerra Mondiale". Nel 2019 i genitori scoprirono in una foto che era arrivata sana e salva sul territorio della Federazione. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in un videomessaggio. Se è vero che anch'essa soffrì gli effetti della guerra, tra i serbi della Bosnia orientale permane comunque una memoria a senso unico, monoetnica. I processi per crimini di diritto internazionale nei tribunali della Bosnia ed Erzegovina sono molto lenti e condizionati da fattori esterni, tra cui l'assenza di programmi di protezione per i sopravvissuti e i testimoni.

Milorad Dodik, leader dei serbi di Bosnia, nel febbraio 2020 aveva minacciato la secessione della Republika Srpska. "Nella loro domanda di pace e prosperità i cittadini della Bosnia ed Erzegovina possono contare sul forte sostegno e sulla salda amicizia dell'Italia", conclude la nota. "Oggi ci raccogliamo intorno al dolore e alla sofferenza di tutti i coloro che sono stati vittime di questo massacro e alle loro famiglie, è un atto non solo di ricordo ma una promessa che dobbiamo fare e che dobbiamo cercare di mantenere viva", ha concluso Sassoli.

Sono solo nove, verranno sepolte quest'anno nel memoriale di Potocari in occasione dell'anniversario dell'eccidio.

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