Santa Sofia diventerà una moschea? Oggi si decide

Bruno Cirelli
Luglio 12, 2020

Anche il "patriarca" Bartolomeo ha protestato, ovviamente con dichiarazioni molto ecumeniche in quanto la ri-conversione in moschea nuocerebbe alla funzione di "Santa Sofia ... come luogo e simbolo di incontro, dialogo e coesistenza pacifica dei popoli e delle culture, comprensione reciproca e solidarietà tra la Cristianità e l'Islam" (ansamed.info). In una lettera a Erdogan, il Consiglio, che conta 350 chiese e rappresenta 500 milioni di cristiani, ha sottolineato come il provvedimento annunciato dal Consiglio di stato "inverta i segnali positivi di apertura della Turchia, trasformandoli in segnali di esclusione e divisione". La decisione è già stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.

Il presidente turco ha finora respinto le critiche internazionali sulla conversione della Basilica di Santa Sofia in moschea.

Il capo dello Stato turco aveva dichiarato che i passi successivi e l' eventuale riconversione dell'edificio da museo in moschea sarebbero dipesi da questa decisione della Corte. E Erdogan ha subito firmato il passaggio del tempio alle autorità religiose musulmane e la sua riapertura per le preghiere, prevista il 24 luglio.

Ieri l'Unesco aveva invitato la Turchia a non prendere una decisione unilaterale sul tempio, oggi patrimonio dell'Umanità e ne ha annunciato la revisione dello status.

"E' una provocazione al mondo civilizzato, il nazionalismo di Erdogan riporta il suo Paese indietro di sei secoli e la sentenza del Consiglio di Stato conferma che non c'è una giustizia indipendente", tuona Atene.

È stato un piccolo gruppo islamista locale a presentare il ricorso al Consiglio di Stato sostenendo che Aghia Sophia apparteneva al sultano ottomano Maometto II che conquistò Istanbul nel 1453 e trasformò la cattedrale greco ortodossa in una moschea.

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