Migranti, il Papa denuncia i respingimenti ei campi in Libia

Ausiliatrice Cristiano
Luglio 12, 2020

Dunque arriva il coronavirus e il mondo, se va bene, dimezzerà gli aiuti umanitari a milioni di indigenti per guerra.

Oggi il suo pensiero si è fermato su quei momenti. E oggi lo ha voluto ricordare, per la settima volta, con una messa: "Questo succede oggi con la Libia: ci danno una versione 'distillata'". Lui li ha chiamati per nome, ad uno ad uno, guardandoli negli occhi; e loro hanno fissato il suo volto, hanno ascoltato la sua voce, hanno visto i suoi prodigi.

"Questo incontro personale con Gesù Cristo è possibile anche per noi, discepoli del terzo millennio". Ecco cosa ha detto esattamente il papa: "Ricordo quel giorno, sette anni fa, proprio al Sud dell'Europa, in quell'isola..."

È il Signore "che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare", scandisce il Pontefice. "'Tutto quello che avete fatto... l'avete fatto a me'". "Dovremmo usarlo tutti come punto fondamentale del nostro esame di coscienza, quello che facciamo tutti i giorni". Penso alla Libia, ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti - ha detto Francesco - ai viaggi della speranza, ai salvataggi e ai respingimenti.

"Una indifferenza che fa dimenticare un'espressione evangelica che Papa Francesco ha chiesto di assumere come motto e monito quotidiano: "'Tutto quello che avete fatto...', nel bene e nel male! Lui parlava a lungo, ma l'interprete parlava con frasi molto più brevi. Pensai: si svede che questa lingua per esprimersi ha dei giri più lunghi. Capiva la lingua e aveva guardato alla tv l'incontro. E mi ha detto questo: "Senta, quello che il traduttore etiope Le ha detto non è nemmeno la quarta parte delle torture, delle sofferenze, che hanno vissuto loro". "Mi hanno dato - ha proseguito il Papa - la versione distillata".

Francesco paragona infatti i credenti di oggi agli israeliti descritti dal profeta Osea (cfr 10,1-3.7-8.12): "all'epoca era un popolo smarrito, che aveva perso di vista la Terra Promessa e vagava nel deserto dell'iniquità. Il volto di Dio è la nostra meta ed è anche la nostra stella polare, che ci permette di non perdere la via".

Chiorazzo (Auxilium): "Grazie Papa Francesco".

La Libia è "lager e inferno", solo che la situazione viene riportata con "versioni distillate", descritta con racconti edulcorati. Il Papa punta il dito contro l'Europa, e lo fa senza sconti, ricordando che il Mediterraneo è una bara, e che gli uomini, per natura, sono avvezzi a dimenticare la paura e il dolore. E aggiunge che viviamo in bolle di sapone che sono belle ma non sono nulla, che ci portano all'indifferenza verso gli altri, alle loro grida di aiuto. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

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