I fratelli Traoré rischiano la squalifica: false identità e finto padre

Rufina Vignone
Luglio 11, 2020

Nel 2002 ci fu il caso Eriberto con l'allora giocatore del Chievo che gettò la maschera sulla sua vera identità: "Non mi chiamo Eriberto ma Luciano, non ho 23 anni ma 27, non posso più fingere e voglio che mio figlio, almeno lui, si chiami col suo vero nome". Entrambi i calciatori sono - si legge - già stati ascoltati dalla procura come persone informate sui fatti e sono anche a rischio squalifica anche perché, è evidente, conoscevano la situazione. In realtà quel cognome, Traorè, sarebbe frutto di una falsa parentela: colui che si è spacciato come padre del calciatore, Hamed Mamadou Traorè, sarebbe infatti un finto genitore, che sfruttando la millantata parentela avrebbe portato il calciatore del Sassuolo e il fratello, ora in forza all'Atalanta, in Italia da Abidjan, capitale della Costa d'Avorio. Hamed, 20 anni, centrocampista del Sassuolo, e Amad Diallo, 17 anni, attaccante dell'Atalanta. I due ora rischiano una pesante squalifica.

Come riportato da 'la Repubblica', la Procura di Parma ha mosso l'accusa di 'falso e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina' nei confronti di cinque persone ivoriane: Bly Blaise Tehe, Marina Edwige Carine Teher (dipendente del club bergamasco), Larissa Ghislaine Teher, Zadi Gildas Abou e Hamed Mamadou Traoré.

L'attività è nata "dalle dichiarazioni rese da Giovanni Damiano Drago nell'ambito del procedimento penale legato all'operazione 'Piccoli elefanti', conclusasi nel dicembre del 2017 con l'arresto dello stesso Drago, di Demoya Yves Gnoukouri e di Kone Abdouraman, oltre alla denuncia in stato di libertà di altre cinque persone". In alto la FOTOGALLERY dei due calciatori.

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