Chi era Artemisia Gentileschi la protagonista del Doodle Google

Ausiliatrice Cristiano
Luglio 10, 2020

Una donna con un pennello in mano è il doodle con cui oggi Google ha deciso di celebrare una delle più conosciute pittrici italiane, nata a Roma proprio l'8 luglio del 1593.

Dietro Giuditta che decapita Oloferne c'è una storia legata alla vita personale della pittrice.

Ad Artemisia Gentileschi è dedicato il doodle di Google di quest'oggi, mercoledì 8 luglio 2020, poiché oggi ricorre il 427esimo anniversario della sua nascita. Negatale la possibilità di entrare all'Accademia di Roma, dove le donne erano escluse, Artemisia dipinse le sue prime opere all'interno della bottega del padre, dove osservava il lavoro di grandi maestri come Caravaggio.

Nonostante il talento, la vita della pittrice fu segnata da un tragico evento. Fu Orazio a denunciare l'ormai ex amico, un anno dopo il fatto, ma la situazione si rovesciò ai danni della donna e del suo onore e, anche se era stata una vittima, fu molto criticata (un atteggiamento che purtroppo, per certi versi, è ancora attuale, quello di colpevolizzare una donna violentata). Artemisia avvisò subito il padre di quanto accaduto, ma il violentatore avanzò la proposta di sposarla, il cosiddetto "matrimonio riparatore" che allora veniva considerato.

Il doodle di Google celebra Artemisia Gentileschi

Il processo di Artemisia fu davvero surreale, fu anche torturata fisicamente dalla Sibilla: le mani strette a delle corde venivano tirate e rischiava di perdere le dita delle mani, il che avrebbe condannato anche la sua carriera. Avviata all'attività pittorica da giovanissima, la Gentileschi era stata assegnata dal padre alla guida del maestro Agostino Tassi.

Fu questo episodio, secondo molti critici, a tenere nascosto il talento e le opera dell'artista per molti anni. Nonostante i suoi dipinti, primo tra tutti "Susanna e i Vecchioni" (1610), di Artemisia si sentì parlare pochissimo, la "pittora", come veniva chiamata, sembrava condannata all'oblìo, almeno fino al 1916, quando venne citata dallo storico dell'arte Roberto Longi in un articolo "Gentileschi padre e figlia".

A fine giugno ha riaperto, uno dei primi a farlo, il National Gallery di Londra, uno dei musei più importanti al mondo, includendo all'interno della restaurata "Room 32" anche un altro autoritratto di Artemisia, "Artemisia Gentileschi nel ruolo di Santa Caterina d'Alessandria" (1615-1617).

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