Il cda di Ubi boccia l'offerta di Intesa: "Non conveniente"

Paterniano Del Favero
Luglio 5, 2020

Il cda di Ubi Banca ha bocciato l'offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo, ritenendola "non conveniente" per i suoi azionisti. "Ubi ha il potenziale di affermarsi come soggetto importante se resterà indipendente, e continuerà a svolgere un ruolo importante nel consolidamento italiano" lo ha detto la presidente Moratti respingendo, a nome del cda che ha votato compatto contro l'operazione, l'offerta di Intesa. Il Corrispettivo - rappresentato da un rapporto di cambio tra Azioni UBI e Azioni Intesa - a detta di UBI non remunera adeguatamente tali rischi e, inoltre, comporta un'allocazione del valore e delle sinergie molto più favorevole agli attuali azionisti di Intesa Sanpaolo. Il parere del consiglio di amministrazione risponde a una serie di motivi, primi fra tutti l'assenza di un corrispettivo monetario e un concambio che penalizza gli azionisti Ubi a favore di quelli di Intesa.

Gli Azionisti di UBI Banca che non dovessero aderire all'OPS sarebbero comunque tutelati dai presidi previsti dalla normativa. Tra le ragioni per esprimere la propria opposizione all'Opv anche l'obiettivo di "eliminare un concorrente" così da "rafforzare la posizione" di Intesa "in Italia senza modificarne "il posizionamento europeo". Il ceo di Ubi Banca, Victor Massia, ha ripetuto più volte: "Nessuno si preoccupi, rispetteremo la passivity rule" ovvero lo stop a operazioni straordinarie in quanto oggetto di offerta.

Il capitale in eccesso "distribuibile" da Ubi Banca "rispetto ad una soglia minima di CET1 del 12,5% ammonta per il triennio 2020-2022 a circa 840 milioni di euro, equivalenti a un ammontare cumulato di oltre 73 centesimi per azione nel periodo".

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