Caso Regeni, accertamenti su altri cinque 007 egiziani

Bruno Cirelli
Luglio 4, 2020

"Vedo un altro tentativo indiretto di depistaggio, sono tornati indietro a quando cercavano nel lavoro di Giulio le ragioni della sua morte". I loro nomi sono emersi dai tabulati telefonici forniti nei mesi scorsi dal Cairo e si tratta di colleghi degli ufficiali già iscritti nel registro degli indagati dal pm Sergio Colaiocco, titolare dell'inchiesta, il 4 dicembre del 2018. Crediamo che anche nella nostra Città sia importante legare un luogo alla memoria di Giulio Regeni e potremmo farlo attraverso un semplice voto di Consiglio Comunale che può, tuttavia, risultare molto significativo e di importante valenza simbolica. La richiesta di Roma era quella di "mettere a fuoco il ruolo di altri soggetti della National Security che risultano essere in stretti rapporti con gli attuali cinque indagati".

L'INCONTRO CON SCHALLENBERG - Nel corso dell'incontro con Schallenberg, Luigi Di Maio ha "ribadito" l'impiortanza per l'Italia che "venga garantita dall'Austria la libertà di circolazione delle persone e delle merci" al passo del Brennero, che per l'Italia "è uno snodo fondamentale". "Non è che c'è un'automatica e biunivoca corrispondenza tra la Procura della Repubblica e Palazzo Chigi, non sono informato su quanto successo esattamente". "Capisco il dolore e la rabbia della famiglia Regeni e non posso neanche immaginare come si possa sentire dopo tutto quello che hanno passato, ma come uomo dello Stato so che stiamo facendo il meglio e il massimo per raggiungere la verità".

"Le pressioni si fanno in mille modi, non si fanno certamente togliendo l'ambasciatore", ha detto il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, intervenendo oggi a Radio 24.

Durante il vertice avvenuto il videoconferenza il primo luglio, infatti, le autorità egiziane non hanno fornito nessun dettaglio aggiuntivo e nessuna risposta in seguito alla rogatoria inviata dall'Italia più di un anno fa, nell'aprile del 2019.

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