Sparatoria nella "Chop zone" di Seattle: un ragazzo morto, un altro gravissimo

Bruno Cirelli
Luglio 1, 2020

Nuova sparatoria, la quarta in dieci giorni, nella "Chop zone" di Seattle, la zona vicino al Congresso occupata dai manifestanti che protestano per l'uccisione dell'afroamericano George Floyd. L'area, denominata anche Chaz (Capitol Hill autonomous zone) comprende alcuni blocchi di edifici i cui ingressi sono presidiati dai manifestanti legati al movimento Black Lives Matter ma non c'è un formale "filtro" d'ingresso.

La "Chop zone", istituita lo scorso 8 giugno sulla scia delle proteste per la morte di George Floyd, ha provocato anche uno scontro politico tra il presidente Donald Trump e il sindaco di Seattle Jenny Durkan, invitata dal tycoon a porre fine all'occupazione, con la prima cittadina che ha invece adottato un atteggiamento dialogante e di confronto nei riguardi dei manifestanti. Un 16enne è stato ucciso mentre un 14enne è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in terapia intensiva. Il giorno successivo, un 17enne è stato ferito, così come lo è stata due giorni dopo un'altra persona. A seguito dei ripetuti episodi di violenza le autorità locali hanno dichiarato di valutare lo smantellamento della zona Chop e riaprire la stazione di polizia. La direttrice del Seattle Police Department, Carmen Best, ha accusato dimostranti e abitanti di "non essere collaborativi con le nostre richieste di aiuto" e ha descritto l'area come "non sicura, per nessuno". Secondo i media locali la zona è pacifica e tranquilla di giorno, con volontari che distribuiscono cibo gratuitamente ma di notte è presa di persone armate che controllano le strade.

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