L'Unione europea riapre le frontiere, ok a 15 Paesi - Europa

Bruno Cirelli
Luglio 1, 2020

Gli Stati membri hanno raggiunto, dopo lunghe trattative, un accordo su una lista di Paesi i cui cittadini potranno nuovamente viaggiare verso l'Ue dopo quasi tre mesi di chiusura a causa dell'emergenza coronavirus.

L'elenco dei Paesi nei confronti dei quali le restrizioni dovrebbero essere rimosse comprende, oltre alla Repubblica Popolare Cinese (a patto che assicuri la reciprocità a tutta l'Unione), anche Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay.

Una scelta, quella presa a Bruxelles e che potrà essere rivista ogni due settimane in base all'andamento dell'epidemia, dettata dal timore di una nuova ondata di contagi, importati da quei Paesi dove il virus corre ancora velocemente.

La proposta di raccomandazione da parte della presidenza di turno del Consiglio, la Croazia che domani cede il testimone alla Germania, resta comunque un atto giuridico, quindi non è vincolante. Nella lista c'è anche la Cina, ma solo a condizione che Pechino accetti i cittadini dell'UE nel suo territorio.

I criteri applicati per selezionare i Paesi con cui riaprire le frontiere sono anzitutto di carattere epidemiologico. A questo elenco si aggiunge la Cina, inserita in fondo alla lista con un asterisco. Non cambia nulla per il Regno Unito, che non è mai stato incluso nelle restrizioni approvate a marzo: Londra dovrebbe però aver sottoscritto l'intesa. Considerati residenti nell'Ue i cittadini di Andorra, Monaco, San Marino e Vaticano.

Nei giorni scorsi si è lavorato molto a un'intesa, con alcuni Paesi (come ad esempio Grecia e Portogallo) che spingevano per un'apertura più generalizzata in modo da salvare la stagione estiva e sostenere il turismo. Le preoccupazioni non sono solamente sul fronte sanitario.

Per decidere a quali Paesi riaprire le frontiere esterne dell'Ue è stata esaminata la situazione epidemiologica tenendo conto di diversi criteri. L'approccio scelto, come dichiarato da alcuni diplomatici sempre a Politico, è stato quello di aprirsi ai paesi con un tasso di infezione, su un totale di 100mila abitanti, pari o inferiore alla media dell'Unione europea nelle ultime due settimane. Infine si guarda anche all'affidabilità delle informazioni, ad esempio rispetto ai test effettuati, le misure di contenimento e la tracciabilità dei contatti.

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