Coronavirus:quasi 1 italiano su 2 poco propenso a vaccinarsi - Salute & Benessere

Barsaba Taglieri
Giugno 22, 2020

In Italia il 41% della popolazione è poco intenzionata a vaccinarsi contro Covid-19 se dovesse rendersi disponibile un vaccino.

Nonostante ciò quasi un italiano su due non avrebbe intenzione di vaccinarsi, nonostante lo sforzo di tutta la comunità scientifica di trovare un vaccino che ci renda immuni dal coronavirus.

C'è da aggiungere che il sondaggio si basa su di un campione di 1.000 abitanti, rappresentativi della popolazione italiana con metodologia Cawi, tuttavia la curiosità spinge a chiedersi che risultati potrebbe avere la medesima indagine se si prendesse come campione rappresentativo un numero nettamente più consistente. Ebbene, tra i soggetti maggiormente propensi a vaccinarsi vi sono i più giovani e gli anziani.

Secondo una ricerca realizzata dall'EngageMinds HUB dell'Università Cattolica, il 41% degli italiani non sarebbe propenso a farsi vaccinare: più di 4 italiani su 10 "colloca la propria propensione a una futura vaccinazione tra il per niente probabile o a metà tra probabile e non probabile".

Risultano essere meno convinti di voler fare il vaccino, invece, i soggetti tra i 35 e i 59 anni.

L'Istituto per la ricerca biologica israeliana, che gravita attorno al ministero della Difesa, ha annunciato di aver completato "con successo" le prove sui topi di un possibile vaccino contro il coronavirus.

Da mesi scienziati e decisori politici si stanno impegnando nella corsa al vaccino contro il Coronavirus, considerato l'unica arma davvero efficace per mettere la parola fine alla pandemia che finora ha fatto più di otto milioni di ammalati e quasi 500mila decessi in tutto il mondo, e tornare alla normalità. "Se confrontiamo le percentuali di chi è poco propenso a vaccinarsi fra i diversi sottogruppi del campione si nota che chi è fatalista nella gestione della salute e ritiene che il rischio di contagio da Sars-Cov-2 sia fuori dal suo controllo è ancora più esitante rispetto alla possibilità di vaccinarsi, mentre al contrario chi è più "ingaggiato", si sente primo responsabile nella prevenzione del contagio e risulta più positivo e propenso verso la somministrazione del vaccino". Non si tratta solo di diffondere informazioni o di combattere fake news sui vaccini ma di mettersi nei panni di coloro che vanno formati, e cioè partire dalle loro preoccupazioni e aspettative di conoscenza e dalle loro domande per aprirsi a un dialogo costruttivo tra scienza e cittadinanza finalizzato a rassicurare e a sostenere il cambiamento profondo di atteggiamento. "Al contrario decisamente più propensi della media coloro che ritengono che i loro comportamenti abbiano un valore importante per la salute collettiva". "Questi dati sono un campanello d'allarme di cui tenere conto - è la riflessione di Graffigna - soprattutto perché segnalano la necessità di iniziare sin da subito una campagna di educazione e sensibilizzazione per aiutare a comprendere l'importanza di vaccinarsi contro la Covid19".

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