Covid, Remuzzi: "I nuovi positivi non sono contagiosi"

Barsaba Taglieri
Giugno 21, 2020

Il gruppo di studio, con a capo lo stesso Remuzzi, ha condotto uno studio su 133 ricercatori del Mario Negri e 298 dipendenti della Brembo.

Secondo il professore, "l'Istituto superiore di Sanità e il governo devono rendersi conto di quanto e come è cambiata la situazione da quel 20 febbraio ormai lontano".

Il dottor Remuzzi, nell'ambito di un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha spiegato che è necessario far capire alle persone cosa sta succedendo, perché le persone "si spaventano quando leggono i dati". Un dato che si riscontra nei tamponi, ma anche nei pazienti stessi che, secondo Zangrillo, non necessitano, in molti casi, di cure in ospedale come avveniva prima. "Li chiamano contagi, ma sono persone positive al tampone". "Ma la positività di questi tamponi emergeva solo con cicli di amplificazione molto alti, tra 34 e 38 cicli, che corrispondono a meno di diecimila copie di Rna virale". E devono comunicare di conseguenza. "Qui all'Istituto Mario Negri stiamo per pubblicare uno studio, che contiene alcune informazioni utili per capire", anticipa il professore. "Altrimenti, si contribuisce, magari in modo involontario, a diffondere paura ingiustificata". E in questo senso il direttore del Mario Negri cita un caso che si è svolto in Asia: "Uno studio del Center for Disease Prevention della Corea - svela - su 285 persone asintomatiche positive ha rintracciato 790 loro contatti diretti". Quante sono state le nuove positività?

L'attuale sistema basato sui tamponi, quindi, "sta andando avanti in modo burocratico con delle regole che non tengono conto di quello che sta emergendo dalla letteratura scientifica".

Ma alla domanda se il medico è preoccupato o meno sui nuovi casi registrati in Lombardia, risponde: "no, se sono positivi allo stesso modo di quelli della nostra ricerca, ovvero con una positività ridicolmente inferiore a centomila. Perché non possono contagiare gli altri".

Il direttore di Malattie infettive al Policlinico San Martino di Genova ha infatti spiegato che, ora che si è entrati nella fase tre, non basta dire se si è positivi o meno. La situazione epidemica è profondamente cambiata dai primi mesi del 2020, il virus non è più così patogeno e anche la sua contagiosità è sensibilmente diminuita, pertanto è scorretto fornire ogni giorno i dati relativi al contagio interpretandoli come si sarebbe fatto lo scorso marzo. "E di questo va tenuto conto". Remuzzi pensa che i dati sono molto incoraggianti e lasciano pensare che i rischi siano piuttosto bassi, non tutti sono d'accordo.

A mio parere c'è stata una enorme quantità di malati, il virus è girato moltissimo, e questi sono i residui di quella diffusione. In base a quanto già noto sugli altri coronavirus (ad esempio il virus MERS-CoV), sappiamo che l'infezione asintomatica potrebbe essere rara e che la trasmissione del virus da casi asintomatici è possibile, ma non frequente.

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