Coronavirus, Iss: donna 54% dei contagiati, continua crescita

Barsaba Taglieri
Giugno 15, 2020

Nel frattempo, però, la Lombardia resta la regione più a rischio. Lo afferma la relazione del ministero della Salute che con l'Istituto superiore di sanita' ha condotto il monitoraggio nel periodo 1-7 giugno.

Roma - "Coronavirus in Italia, il 54% dei contagiati è donna". Tale riscontro, che in gran parte è dovuto alla intensa attività di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti, evidenzia tuttavia come l'epidemia in Italia di Covid-19 non sia conclusa. L'epidemia in Italia "non e' conclusa" ed e' "essenziale mantenere elevata l'attenzione e continuare a rafforzare le attivita' di testing-tracing-tracking in modo da identificare precocemente tutti i potenziali focolai di trasmissione". Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione del virus è ancora rilevante.

Complessivamente - come si legge - il quadro generale in Italia rimane a bassa criticità. Permangono, tuttavia, "segnali di trasmissione con nuovi casi e possibile insorgenza di focolai" che richiedono "il rispetto rigoroso delle misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l'igiene individuale e il distanziamento fisico". È necessario mantenere elevata la resilienza dei servizi territoriali per continuare a favorire la consapevolezza e la compliance della popolazione, realizzare la ricerca attiva e accertamento diagnostico di potenziali casi, l'isolamento dei casi confermati, la quarantena dei loro contatti stretti.

"L'età media della popolazione deceduta per Covid-19 va progressivamente aumentando dopo la metà di marzo - commentano gli autori - Questo può essere legato a diversi fenomeni: migliore capacità di trattamento dell'infezione, migliore organizzazione sanitaria per contrastare l'epidemia soprattutto in una fase senza un sovraccarico delle strutture sanitarie dedicate alle persone con Covid-19, e anche all'esecuzione di un maggior numero di tamponi che nei mesi più recenti sono stati eseguiti anche in pazienti molto anziani e complessi (per esempio in Rsa), in cui non sono stati eseguiti nelle prime fasi dell'epidemia (mese di marzo)".

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