Monitoraggio coronavirus, Fase 2 (25-31 maggio): ci sono ancora focolai attivi

Barsaba Taglieri
Giugno 6, 2020

Insieme alla Lombardia, che nella settimana presa in considerazione (25-31 maggio) ha un'incidenza di 15,4 casi per 100.000 abitanti (per avere un'idea però del miglioramento registrato basti pensare che l'incidenza cumulativa di questa regione considerato tutto il periodo epidemico supera 886 per 100.000 abitanti), si trovano nella parte alta della forbice (con un Rt più vicino di altre alla soglia di 1) le Marche e le province autonome di Trento e Bolzano, tutte con un Rt pari a 0,86, seguite da Puglia (0,78), Abruzzo e Friuli Venezia Giulia (entrambe a 0,76), Lazio (0,75), Toscana (0,72).

La situazione di Covid-19 è "epidemiologicamente fluida in molte Regioni italiane", avvertono l'Istituto superiore di sanità (Iss) e il ministero della Salute nell'ultimo report di monitoraggio dell'andamento dell'epidemia. "Al momento non vengono riportate situazioni critiche relative all'epidemia" di coronavirus.

Secondo gli esperti, visti i tempi di sviluppo dei sintomi dopo il contagio e quelli della successiva diagnosi "verosimilmente molti casi notificati in questa settimana hanno contratto l'infezione 2-3 settimane prima, cioè durante la prima fase di riapertura tra il 4 e il 18 maggio". Inoltre i dati inviati dalle Regioni a Roma per il monitoraggio sono migliori, più dettagliati. Complessivamente, si evidenzia nel report, "il quadro generale della trasmissione e dell'impatto dell'infezione da Sars-CoV-2 in Italia è favorevole con una generale diminuzione nel numero di casi ed un'assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali". "Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di Sars-CoV-2 è ancora rilevante".

In quasi tutta la Penisola, inoltre, sono documentati focolai di trasmissione attivi.

"È necessario mantenere elevata la resilienza dei servizi territoriali per continuare a favorire la consapevolezza e la compliance della popolazione, realizzare la ricerca attiva ed accertamento diagnostico di potenziali casi, l'isolamento dei casi confermati, la quarantena dei loro contatti stretti - rileva il rapporto - ". "Queste azioni sono fondamentali per controllare la trasmissione ed eventualmente identificare rapidamente e fronteggiare recrudescenze epidemiche".

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