Morte Floyd, la denuncia di Hamilton: "F1 dominata dai bianchi"

Rufina Vignone
Giugno 5, 2020

E' l'accusa lanciata sui social dal campione del mondo in carica, Lewis Hamilton, nei confronti dei colleghi e del silenzio del circus riguardo alla morte di George Floyd, l'afroamericano deceduto a Minneapolis ucciso da un agente.

L'uccisione di George Floyd, uomo di colore, disarmato, da parte della polizia del Minnesota il 25 maggio ha scatenato un'ondata di proteste negli USA che trova pochi precedenti nella storia degli Stati Uniti, una reazione che ha portato poche ore fa la società ad assaltare la Casa Bianca, obbligando Donald Trump ad evacuare l'edificio per rifugiarsi in un bunker.

Lewis Hamilton ha voluto attaccare il mondo della F1 mediante le sue Instagram stories, criticando l'atteggiamento passivo dei propri colleghi e dei vertici dello sport.

Tra le voci più dure, c'è sicuramente quella di Lewis Hamilton che non ha avuto mezze misure nell'attaccare il suo di ambiente, quello della Formula 1: "Non un segno dalla mia industria, che è uno sport dominato dai bianchi". Sono una delle uniche persone di colore lì eppure sono solo.

Parole, anche queste, per una F1 votata al cambiamento. Il modo in cui le minoranze vengono trattate deve cambiare, bisogna educare tutto il paese, uguaglianza, razzismo, classismo, siamo tutti uguali.

Siamo con te, Lewis. La tolleranza è un principio fondamentale del nostro team, ci sentiamo arricchiti in ogni forma.

"Ad essere onesto, non sono a mio agio nel condividere qui il mio pensiero circa quello che sta accadendo".

Già la scorsa notte si era espresso Charles Leclerc, prima guida della 'Rossa' di Maranello. Le persone di diverse razze, culture, religioni e filosofie di vira sono le benvenute. Il razzismo deve essere affrontato con azioni, non con il silenzio. "Siamo molto dispiaciuti di quanto sta accadendo e speriamo la situazione possa presto risolversi". Prego tutti di essere partecipativi e attivi, di incoraggiare gli altri nel sensibilizzare. È nostra responsabilità parlare contro le ingiustizie. "Non rimaniamo in silenzio". Successivamente, George Russell ha scritto un bel pensiero contro il razzismo, così come Carlos Sainz. "Non siamo nati con l'odio nei nostri cuori ma è insegnato da coloro che ammiriamo". "Chi è nero lo vede tutti i giorni e non dovrebbe mai sentirsi colpevole, fuori posto o avere paura di morire per via del colore della propria pelle", aggiunge il sei volte campione del mondo di F1.

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