Pil, il peggior calo dal '95 - Economia

Paterniano Del Favero
Mag 31, 2020

Lo comunica l'Istat. Si tratta delle flessioni più forti dal primo trimestre del 1995, cioè dall'inizio delle serie storiche.

Secondo gli esperti, a trascinare la caduta del Pil è stata soprattutto la domanda interna (incluse le scorte), mentre quella estera, pur essendo comunque in calo, ha fornito un contributo negativo meno marcato (-0,8 punti percentuali). Inoltre "sul piano interno, l'apporto dei consumi privati è stato fortemente negativo per 4 punti e quello degli investimenti per 1,5, mentre un ampio contributo positivo (+1 punto percentuale) è venuto dalla variazione delle scorte". "La flessione tendenziale dell'indice generale dei prezzi al consumo è imputabile prevalentemente alla dinamica dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati, che accentuano il loro calo (da -7,6% a -12,2%)" segnala l'Istituto.

Quanto alle importazioni e alle esportazioni, nel primo trimestre del 2020 sono diminuite a livello congiunturale, rispettivamente, del 6,2% e dell'8%. Ma ci sono dei dati non molto incoraggianti che fanno aumentare la preoccupazione di imprese e lavoratori: l'Istat, riprendendo un'indagine interrotta lo scorso aprile, ha rilevato a maggio un rilevante crollo dell'indice di fiducia delle imprese (51,1). Persone e famiglie che mai prima d'ora, precisa la Coldiretti, avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche con richieste di aiuto anche da padri e madri che non sanno picome sfamare i figli con la chiusura delle mense scolastiche che per molti rappresentavano una occasione per un pasto caldo garantito. Se nei restanti trimestri dell'anno il dato congiunturale dovesse restare piatto si avrebbe un calo del 5,5%.

Andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto nei principali settori produttivi, a partire dall'agricoltura (-1,9%), quindi l'industria (-8,1%) e infine i servizi (-4,4%). Le donne occupate sono presenti in molti settori classificati a medio e ad alto rischio rispetto alla possibile esposizione al virus: sulla base della classificazione fornita dall'Inail sui diversi gradi di rischiosità dei settori in cui si opera, si stima che gli occupati uomini lavorino in settori a basso rischio nel 62,9% dei casi, contro il 37% delle donne.

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