Soprintendenza esclude tutela, S.Siro si può abbattere

Rufina Vignone
Mag 22, 2020

Nessun vincolo culturale sul vecchio Meazza: è la sintesi della relazione inoltrata dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale della Lombardia, in risposta a una richiesta presentata lo scorso novembre dalla giunta di Milano.

Un via libera automatico a Inter e Milan e al loro progetto di abbattere il 'Meazza' e costruire sulle sue ceneri uno stadio nuovo, moderno ed in linea con gli standard europei.

Richiesta avanzata dopo la presentazione del progetto di Inter e Milan, che prevede l'abbattimento per realizzare un nuovo impianto sempre nel quartiere San Siro, a poche centinaia di metri.

L'assessore all'urbanistica di Milano Pierfrancesco Maran, attraverso la propria pagina Facebook, ha commentato il punto di vista della Sovrintendenza sullo stadio San Siro, un discorso che ha aperto alla demolizione dell'impianto stesso.

Come si legge nel provvedimento arrivato in Comune, la ristrutturazione di San Siro quindi non è un'opzione percorribile ai fini architettonici, poiché "trattasi, allo stato attuale, di un manufatto architettonico in cui le persistenza dello stadio originario del 1925-'26 e dell'ampliamento del 1937-'39 risultano del tutto residuali rispetto ai successivi interventi di adeguamento realizzati nella seconda metà del Novecento e pertanto non sottoposti alle disposizioni" di tutela del patrimonio "perché non risalenti a oltre 70 anni".

In sostanza, dello storico impianto rimane poco e le successive trasformazioni non fanno parte del patrimonio da conservare. "Difatti, le stratificazioni, gli adeguamenti e ampliamenti fanno dello stadio - come oggi percepibile nel suo insieme - un'opera connotata dagli interventi del 1953-'55, oltre a quelli del 1989-'90, nonché dalle opere successive al Duemila, ovvero un'architettura soggetta a una continua trasformazione in base alle esigenze legate alla pubblica fruizione e sicurezza e ai diversi adeguamenti normativi propri della destinazione ad arena calcistica e di pubblico spettacolo".

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