Sindrome di Kawasaki nei bambini, casi aumentati di 30 volte

Barsaba Taglieri
Mag 15, 2020

Il report dei camici bianchi italiani riguarda 10 baby-pazienti.

Secondo il report pubblicato su report dai pediatri dell'ospedale Papa Giovanni XXIII, tra il 18 febbraio e il 20 aprile ci sono stati 10 casi di malattia di Kawasaki, con 8 bambini positivi anche al Covid-19.

Secondo quanto riportato sul sito del governo newyorkese, le caratteristiche ed i sintomi di questa sindrome infiammatoria sono molto simili a quelli della malattia di Kawasaki o della sindrome da shock tossico - da qui anche il nome Kawasaki Like (simil Kawasali) - e possono manifestarsi anche giorni o addirittura settimane dopo la fase acuta del Covid-19 (la maggior parte dei pazienti posti in osservazione è risultata positiva al virus SARS-CoV-2). Tutti i bambini dello studio sono sopravvissuti, ma quelli che si sono ammalati durante la pandemia hanno mostrato sintomi più gravi di quelli diagnosticati nei cinque anni precedenti.

Nel contempo, lo stato sta anche lavorando con il NY Genome Center e la Rockefeller University sullo studio di questa malattia al fine di comprendere se vi sia un effettivo legame tra sindrome di Kawasaki e coronavirus o se si tratti di una patologia completamente diversa. Fa infiammare e gonfiare i vasi sanguigni. I sintomi tipici includono febbre alta e persistente, eruzione cutanea, occhi rossi, labbra e bocca screpolate (lingua a fragola), ingrossamento dei linfonodi e arrossamenti sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi.

In genere, circa un quarto dei bambini affetti presenta complicazioni a livello delle arterie coronarie, ma la condizione si risolve rapidamente e praticamente in tutti i bambini, se trattata in modo appropriato in ospedale. Ci sono anche prove che la predisposizione alla malattia possa essere ereditaria, ma non è ancora del tutto chiaro. "Abbiamo notato un aumento del numero di bambini arrivati al nostro ospedale con una condizione infiammatoria simile alla malattia di Kawasaki nel periodo in cui l'epidemia di SARS-CoV-2 stava prendendo piede nella nostra regione - dichiara il dott". È quindi possibile che SARS-CoV-2 il virus che causa COVID-19 stia dando il via a risposte infiammatorie in alcuni bambini.

Nello studio è stata condotta una revisione retrospettiva delle cartelle cliniche di tutti e 29 i bambini ammessi alla loro Unità pediatrica con i sintomi della malattia di Kawasaki dall'1 gennaio 2015 al 20 aprile 2020. Prima del marzo 2020 l'ospedale curava un caso di malattia di kawasaki ogni tre mesi. L'aumento non è spiegato da una crescita dei ricoveri ospedalieri, poiché il numero di pazienti ricoverati nei mesi di marzo e aprile 2020 è stato sei volte inferiore rispetto a prima che il virus fosse stato segnalato per la prima volta nell'area. Lo studio mostra che, mentre sono state 19 le diagnosi in quell'area in 5 anni fino a febbraio, ci sono stati ben 10 casi tra il 18 febbraio e il 20 Aprile. Tanto che ben l'80% dei bambini (8/10) ha richiesto un trattamento aggiuntivo con steroidi, rispetto al 16% di quelli del gruppo storico (4/19).

I medici del nosocomio bergamasco ritengono che questi risultati rappresentino "un reale incremento dell'incidenza della malattia di Kawasaki associata all'epidemia da Sars-Cov-2". Saranno necessari studi più ampi per confermare il link, sottolineano, avvertendo però che anche che altri Paesi colpiti dalla pandemia potrebbero aspettarsi un aumento simile di casi. Lo ha affermato stamattina, nell'intervista con Siena News, il direttore della Uoc Pediatria del policlinico Le Scotte Salvatore Grosso.

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