Cdm approva il decreto scarcerazioni. Bonafede: "Ribadito impegno lotta alla mafia"

Paterniano Del Favero
Mag 12, 2020

È il documento al quale ha lavorato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, approvato nella serata di sabato al Cdm presieduto dal premier Giuseppe Conte, che stabilisce come le scarcerazioni per condannati per terrorismo o mafia andranno verificate ogni 15 giorni dal tribunale di sorveglianza per capire se i presupposti alla loro base sono ancora validi. "La valutazione è effettuata immediatamente, anche prima della decorrenza dei termini indicati, nel caso in cui il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria comunichi la disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta adeguati alle condizioni di salute del detenuto o dell'internato ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire del differimento della pena". Nella bozza del decreto circolata prima della riunione si parlava di una prima valutazione del tribunale di sorveglianza dopo quindici giorni dal provvedimento di scarcerazione legato al Coronavirus. "E' un insulto alle vittime, ai loro familiari e a tutti i cittadini, che in questo momento stanno anche vivendo le tante difficoltà della pandemia". "Nessuno - ha aggiunto il guardasigilli - può pensare di approfittare dell'emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus per uscire dal carcere". Con il decreto approvato "ribadiamo con fermezza quanto lo Stato sia impegnato nella lotta alla mafia". Un impegno che continuiamo a portare avanti, in onore della memoria di chi su questo terreno ha perso la vita e i propri affetti, nonché per il futuro dei nostri figli. In un momento cosi' straordinario si stava andando avanti con vecchi strumenti. "La mafia mina le fondamenta della democrazia del nostro Paese e dobbiamo mettercela tutta affinché la giustizia faccia sempre il suo corso, fino all'ultimo", afferma il ministro della Giustizia Bonafede. "Oggi chiudiamo il cerchio", assicura il ministro.

"I due decreti legge approvati nel giro di una settimana rappresentano la migliore risposta dello Stato per garantire una stretta sulle richieste di scarcerazione e, contemporaneamente, riportare i detenuti davanti al giudice affinchè, visto che il quadro sanitario è cambiato, vengano rivalutate tutte le questioni di salute".

Perché, secondo il Decreto, il magistrato deve sentire l'autorità sanitaria regionale per fare il punto sulla situazione sanitaria locale e acquisire anche dal Dap l'eventuale disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta in cui il detenuto ai domiciliari può riprendere a scontare regolarmente la pena.

Altre relazioni OverNewsmagazine

Discuti questo articolo

SEGUI I NOSTRI GIORNALE