Istat: a Piacenza nel mese di marzo decessi aumentati del 264%

Paterniano Del Favero
Mag 4, 2020

Nell'insieme di queste province i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati nel mese di marzo 2020 rispetto alla media riscontrata a marzo nel quinquennio 2015-2019. All'interno di questo raggruppamento le province più colpite dall'epidemia hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane, con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020, rispetto al marzo 2015-2019, a tre cifre: Bergamo (568%), Cremona (391%), Lodi (371%), Brescia (291%), Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%), Mantova (122%), Pesaro e Urbino (120%).

Va tenuto presente che, a causa della forte concentrazione del fenomeno in alcune aree del Paese, i dati riferiti a livello medio nazionale appiattiscono la dimensione dell'impatto di Covid-19 sulla mortalità totale.

Mortalità e coronavirus nei primi tre mesi del 2020, il nuovo rapporto Istat-Iss indica che in provincia di Piacenza che dal 20 febbraio al 31 marzo i decessi sono aumentati del 264% e tra i morti rilevati statisticamente come "in eccesso" rispetto agli anni precedenti, alla nostra provincia spetta una delle quote più alte d'Italia, il 68,6%, imputabile al Covid19.

Come media dal 2015 al 2019, nel periodo 20/02-31/03 il numero di decessi è stato di 65.592; nello stesso arco temporale, nel 2020 il dato sale a 90.946, per un eccesso di mortalità di 25.354 unità. E' quanto emerge da uno studio diffuso dall'Istat sulla mortalità del coronnavirus, che ha fatto emergere un sospetto aumento dei decessi totali (quindi non solo quelli ufficialmente legati la Covid) in tutto il Nord Italia.

Il 91% dell'eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale si concentra nelle aree ad alta diffusione dell'epidemia: 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino.

L'eccesso di mortalità più consistente si riscontra per gli uomini di 70-79 anni per i quali i decessi aumentano di circa 2,3 volte tra il 20 febbraio e il 31 marzo, segue la classe di età 80-89 (quasi 2,2 volte di aumento). I decessi ufficialmente registrati come attribuibili al coronavirus non bastano a spiegare l'aumento della mortalità in generale, soprattutto se rapportati al bimestre gennaio-febbraio 2020, quando la pandemia doveva ancora arrivare in Italia.

Oltre il 50% di decessi in più in Liguria a marzo 2020 rispetto agli ultimi 5 anni, e oltre il 70% in provincia di Imperia. La letalità per Covid-19 è più elevata in soggetti di sesso maschile in tutte le fasce di età, ad eccezione della fascia 0-19 anni. In particolare, dal 20 febbraio al 31 marzo, i decessi passano da una media di 65.592 (degli anni 2015-2019) a 90.946 nel 2020. "La curva epidemica evidenzia un inizio anticipato dell'epidemia nelle aree ad alta incidenza che raggiungono il picco dei casi il 20 marzo 2020 per poi diminuire successivamente in modo costante". Nel 34,7% dei casi segnalati viene riportata almeno una co-morbidità (una tra: patologie cardiovascolari, respiratorie, diabete, deficit immunitari, patologie metaboliche, oncologiche, obesità, patologie renali).

Esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per la quale, si legge nel Rapporto, "possiamo, con i dati oggi a disposizione, soltanto ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate) e, infine, una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette".

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