Russia contro "La Stampa". L'Italia: "Si rispetti libertà di stampa"

Bruno Cirelli
Aprile 7, 2020

Il governo di Putin, quindi, anche fuori dal proprio territorio nazionale continua ad avere un atteggiamento dispotico verso i giornalisti, e la libertà di stampa: un atteggiamento inaccettabile, al di là delle opinioni che si possono avere sulle inchieste portate avanti da La Stampa, che andrebbe evidenziato e stigmatizzato da tutto l'apparato democratico italiano. A questo punto, il governo è intervenuto con una nota congiunta dei ministeri di Esteri e Difesa, entrambi impegnati nella missione di aiuti dalla Russia, attivata dopo una telefonata tra il premier Giuseppe Conte e il presidente Vladimir Putin. "Nascondendosi dietro agli ideali della libertà di parola e del pluralismo di opinioni, La Stampa sta alimentando fake news russofobiche da guerra fredda rimandando a "opinioni" espresse da anonimi 'alti funzionari'".

Sono tre gli articoli contestati da Mosca. "Abbiamo prestato attenzione agli incessanti tentativi che già da due settimane il quotidiano La Stampa sta mettendo in campo per screditare la missione dei russi che si sono mobilitati per prestare aiuto agli italiani in difficoltà", è l'incipit di Konashenkov. Quelli che non hanno avuto l'onore di venire inseriti in questa categoria sono prevedibilmente stati catalogati come emissari dello spionaggio militare russo (GRU). E volano parole pesanti: "Chi scava una fossa, finisce per cadervi", e anche: "Bad penny always comes back", la moneta cattiva si ripresenta sempre.

Konashenkov conclude la lettera così: "Per quanto concerne i committenti veri della campagna mediatica russofoba di La Stampa, che ci sono noti, consigliamo loro di imparare un'antica saggezza: Qui fodit foveam, incidet in eam (chi scava una fossa al prossimo ci finirà prima)". E tutto questo viene fatto "nonostante le fake news diramate da La Stampa", visto che "gli obiettivi della missione russa a Bergamo per l'anno 2020 sono evidenti, concreti e trasparenti". Si tratta di due aspetti della stessa notizia che i nostri giornalisti hanno affrontato con pari professionalità. "La Stampa, inoltre, non teme di utilizzare tutto ciò che gli autori riescono a inventarsi sulla base delle raccomandazioni che hanno trovato sui libri, a quanto pare ancora validi, di propaganda antisovietica", dice la dichiarazione.

Interviene il direttore Maurizio Molinari, parlando di "mancato rispetto per il diritto di cronaca" e di "espliciti insulti".

Nell'articolo, firmato da Jacopo Iacoboni, Natalia Antenalava, Cecilia Butini, si rilevava tra l'altro - con un intervento dell'ex capo di azione rapida della Nato De Bretton-Gordon - la stranezza che tra i soccorritori russi siano schierati esperti di guerra chimico biologica e, citando fonti russe, si parlava anche della possibilità di una "raccolta di intelligence".

In una nota congiunta, il ministero degli Esteri e il ministero della Difesa italiano hanno espresso la loro posizione: "Il team sanitario russo, arrivato in Italia lo scorso 22 marzo - si legge in una parte della nota - lavora in sinergia con il personale della Difesa italiana e del Ministero della Salute". "Non si può, allo stesso tempo, non biasimare il tono inopportuno di certe espressioni".

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