Coronavirus, "restate a casa", a Wuhan torna l'incubo

Bruno Cirelli
Aprile 4, 2020

La rabbia popolare è scoppiata al termine della quarantena nel territorio dell'Hubei, che conta circa 60 milioni di abitanti di cui 11 sono concentrati nella metropoli di Wuhan, focolaio originario della pandemia di coronavirus. Per diversi giorni nella Prefettura dello Hubei non sono stati rilevati nuovi casi di Covid-19, fattore di non poco conto poiché ha permesso al governo di riaprire i trasporti nella regione, ad eccezione di Wuhan (nella quale lo stesso allentamento è previsto per il prossimo 8 aprile).

I residenti di Wuhan sono stati avvisati sulla necessità di rafforzare "le misure di auto-tutela", restando a casa ed evitando di uscire se non per necessità al fine di scongiurare la ripresa dei contagi. Dei trenta nuovi decessi, 29 sono stati registrati nello Hubei e uno sull'isola-provincia di Hainan, mentre sono almeno 36 i casi confermati importati dall'estero.

Nonostante un certo ottimismo, Wang Zhonglin, capo del partito comunista di Wuhan, ha avvertito che il rischio di un ritorno della crisi e' elevato e di continuare ad "essere vigili, rispettando le misure di contenimento". Sono ragioni che spingono a "mantenere le misure di prevenzione e controllo". In questo momento in tutto il mondo sono oltre 3,38 miliardi le persone nel mondo sottoposte a una qualche forma di restrizione nel tentativo di contrastare la diffusione del coronavirus.

Wuhan, rimasta praticamente isolata dal 23 gennaio scorso per contenere l'epidemia, dovrebbe abrogare le restrizioni agli spostamenti per l'otto aprile.

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