Coronavirus, l’ingegnere italiano trasforma le maschere da sub Decathlon in respiratori

Geronimo Vena
Marzo 25, 2020

Il Giornale di Brescia lo riporta spiegando che le valvole servono per trasformare le maschere da snorkeling in "maschere respiratorie d'emergenza".

Il tam tam, riporta il quotidiano, è servito e dalla Zare Prototopi di Boretto (Reggio Emilia) hanno fatto sapere di avere a disposizione 150 kg di polvere, sufficienti per lavorare una decina di giorni realizzando 500 valvole, mentre giovedì è atteso un carico dalla Germania.

Dopo le valvole dei respiratori stampate in 3D, dall'impresa bresciana Isinnova guidata dall'ingegnere Cristian Fracassi arriva un'altra innovazione destinata agli ospedali impegnati a fronteggiare l'emergenza coronavirus: si tratta di una maschera respiratoria d'emergenza realizzata modificando una maschera da snorkeling già in commercio.

Ci sono volute tre ore di lezione affinché l'ex primario riuscisse a spiegare nei dettagli ai cinque ingegneri di Isinnova che lavorano ancora in ufficio (in totale sono 14) come avviene la respirazione all'interno di una maschera C-PAP. L'azienda si è resa immediatamente disponibile a collaborare fornendo il disegno CAD della maschera che avevamo individuato. "Il prototipo - si legge sul sito della Isinnova - nel suo insieme è stato testato su un nostro collega direttamente all'Ospedale di Chiari, agganciandolo al corpo del respiratore, e si è dimostrato correttamente funzionante". Adesso però quella maschera può essere una soluzione valida per molti ospedali. Lo stesso, proprietario della ditta Isinnova, precisa che "la maschera da sub con valvola non è sostitutiva del ventilatore polmonare, ma può essere usata nei pronto soccorso, dove i pazienti rimangono anche tre giorni in attesa di un letto". La sperimentazione ha avuto luogo all'ospedale di Chiari e agli Spedali Civili di Brescia, e ora il progetto è stato messo online e a disposizione di tutti. A rendere tutto possibile la valvola brevettata Charlotte. Ovviamente al momento né la maschera né il raccordo valvolare sono certificati, il che significa che il loro impiego è vincolato a uno stato di necessità riconosciuta dalla struttura ospedaliera e dall'accettazione formale e firmata da parte dei paziente dell'uso di un dispositivo biomedicale al momento non certificato. Il file per la realizzazione del raccordo in stampa 3D è stato reso condiviso liberamente. Fracassi ha poi aggiunto: "La nostra iniziativa è totalmente priva di scopo di lucro, non percepiremo diritti sull'idea del raccordo, né sulla vendita delle maschere Decathlon". In questo modo le strutture sanitarie possono acquistare le maschere Decathlon e far realizzare il pezzo necessario per completarle agli stampatori 3D.

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