I sindacati a Conte: "Sospendere le attività non essenziali"

Bruno Cirelli
Marzo 24, 2020

Anche Cisl e Uil, a quanto pare, concordano.

In Lombardia si continua a seguire una linea del dialogo, ma cozza con evidenza il rapporto che i responsabili del governo della principale regione colpita dal nuovo Coronavirus hanno con il Governo, rispetto alla linea da esempio adottata dal presidente della Regione Campania che non chiede certo al Governo prima di emettere le sue ordinanze. Una decisione cerchiobottista utile soprattutto a togliere le castagne dal fuoco a sindacati inani e sottomessi e a una presidenza di Confindustria che fino a ieri si vantava di essere stata fattore di equilibrio nella stesura del Protocollo del 14 marzo e quindi del dpcm successivo.

Sul fronte sanitario i sindacati hanno raccomandato una netta inversione di rotta: sorveglianza attiva, applicazione dei protocolli, reperimento di tutti i dispositivi di sicurezza anche prevedendone la produzione in Sardegna, lo screening di tutti gli operatori e la separazione dei diversi soggetti tra positivi, sospetti positivi, sintomatici anche lievi, possibili contagiati. "E' impossibile pensare di sconfiggere il virus se non si chiudono le attività produttive non essenziali", aggiunge. Lo scrivono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo nella lettera al premier Giuseppe Conte chiedendo di riaprire il confronto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L'ARTICOLAZIONE DELLO SCIOPERO GENERALE DEL 25 MARZO - Il personale turnista parteciperà allo sciopero dall'inizio del turno notturno della serata antecedente.

LA 'DIFESA' DI CONFINDUSTRIA - Intervenuto invece su Radio Capital durante la trasmissione 'Circo Massimo', il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia aveva criticato l'ipotesi di uno sciopero generale: "Lo sciopero generale? L'aver inserito nelle attività d'impresa da considerare essenziali una serie di attività di vario genere che di essenziale non hanno nulla, depotenzia il decreto e crea l'effetto di ridurre ai minimi termini il numero delle lavoratrici e dei lavoratori che potranno rimanere a casa". "Onestamente non capisco a capire su cosa". "Mle è in attesa delle comunicazioni da parte dell'ATS così come previsto dai protocolli ministeriali, ha però precisato che in maniera preventiva sta agendo nell'interesse di tutelare tutti i lavoratori attivando da subito misure di sanificazione".

UN'ALTRA STIMA DELL'IRES - il centro studi Cgil - dell'Emilia Romagna sostiene che sono oltre 800 mila le imprese rimaste aperte, ovvero il 39,9% sul totale delle imprese monitorate a livello nazionale. "Il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà".

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