CORONAVIRUS - Atalanta, torneremo a cantare, ora state a casa

Rufina Vignone
Marzo 23, 2020

Ma ancor più dell'impresa sportiva, è il messaggio che Ilicic e compagni hanno mostrato a fine gara a fare capolino sugli schermi della stazione di Pechino: quella maglietta con la scritta "mola mia" dedicata alla città di Bergamo alle prese con l'epidemia di Coronavirus. "Probabilmente in quel distretto hanno agito più fattori trigger, i catalizzatori che attivano in modo repentino la diffusione del virus, facendolo esplodere in tutta la sua gravità". "Non sono convinto che c'entri la partita perché abbiamo avuto tantissimi anziani colpiti, soprattutto maschi - ha dichiarato lo stesso Galli -".

Non si può escludere che tra i 2.500 tifosi spagnoli arrivati a Milano per assistere alla partita di Champions League ci fossero diversi casi positivi al coronavirus. La voce di popolo, secondo lo schema dei Promessi Sposi mai così citato come in questi giorni, sta trovando anche conferme di gente del mestiere: c'è chi parla di 'partita zero', come l'immunologo Francesco Le Foche, intervistato da Corriere dello Sport, e c'è chi più prudentemente parla di 'ipotesi da vagliare' come il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. Nello specifico? Un paio su tutti. Un terreno ideale per il virus. "L'apice in termini di euforia collettiva di una stagione calcistica unica nella storia del club" ha detto ancora Le Foche.

Dopo quella partita, vinta 4-1, l'Atalanta ha giocato a porte apertissime a Lecce l'1 marzo, vincendo 7-2, e 9 giorni dopo a porte chiuse a Valencia, vincendo 4-3. I tempi sono pertinenti. "Intendo un'espulsione di quantità di particelle virali molto alta e la grande velocità dalle prime vie aree, bocca e naso". L'afflato di una tifoseria appassionata come poche. Di tutto. Coraggio Bergamo, coraggio compatrioti lombardi, coraggio italiani che state soffrendo e combattendo in prima linea contro questo nemico terribile.

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