Genova, completate tutte le 18 pile del nuovo viadotto

Rufina Vignone
Febbraio 21, 2020

Nella giornata di martedì 18 febbraio è stata completata l'ultima delle 18 pile: bastioni in cemento alti circa 40 metri, che avranno il compito di sostenere la nuova struttura realizzata dalla joint venture PerGenova tra Salini Impregilo e Fincantieri. "Questa è un'opera unica sotto tanti punti di vista: la componente innovativa e sostenibile, i tempi di realizzazione, la pressione e l'attenzione dell'opinione pubblica, l'attenzione alla qualità e alla sicurezza delle lavorazioni, e naturalmente la sua stessa ragion d'essere. Per questo prima di tutto voglio ringraziare le maestranze, gli ingegneri e i lavoratori che a vario titolo animano questo sforzo comune e che sono i nostri eroi", ha commentato l'ad di Salini Impregilo, Pietro Salini, presente in cantiere insieme al commissario straordinario per il ponte e sindaco della città di Genova, Marco Bucci, al presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, al general manager Corporate and Finance Salini Impregilo, Massimo Ferrari, e all'ad di Pergenova, Nicola Meistro. Ma vi assicuro che questo di Genova non è un miracolo, è il frutto di una potenzialità inespressa delle grandi aziende italiane.

Purtroppo, se si esclude quest'emergenza così tragica, nel resto del Paese restano chiusi numerosi cantieri - grandi e piccoli - bloccati dalla burocrazia, da decisioni politiche che non arrivano, dalla mancanza di fondi. Malgrado le promesse di sbloccare l'iter di questi lavori, finora poco o nulla è stato fatto. Nel Paese ci sono opere bloccate (per rimanere a quelle di valore superiore ai 100 milioni di euro) per un totale di oltre 36 miliardi di euro, dalle Alpi alla Sicilia. "Qui ho visto non solo la capacità ma anche l'orgoglio di chi ha lavorato di sentirsi parte di un importante progetto".

Genova nuovo ponte

Tra i principali obiettivi che si pone Progetto Italia c'è la salvaguardia di un importante contributo alla ricchezza del Paese (impatto pari a +0,3% di PIL annuo) e il supporto all'occupazione, con 3-400mila posti di lavoro preservati, di cui circa il 25% giovani.

Le preoccupazioni di questi ultimi dal punto di vista della libera concorrenza sono smentite dai numeri. Salini Impregilo, che peraltro concentrerà la sua attività solo su opere di valore pari almeno a 250 milioni, anche considerando Astaldi, Cossi e Pizzarotti arriverebbe a controllare meno del 10% del mercato nazionale. Ad oggi sono dieci le campate già issate, e anche su questo fronte il lavoro non si ferma mai. La maggiore competitività sui mercati internazionali produrrà anche ricadute positive per i fornitori italiani. Una vera e propria operazione di sistema, dunque, senza precedenti nel nostro Paese.

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