Di Maio ha incontrato Serraj a Tripoli

Bruno Cirelli
Febbraio 16, 2020

L'Italia da parte sua ha fatto le proprie rimostranze attraverso il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che ha dichiarato che "quegli accordi non sono legittimi: due Stati come la Turchia ed il Governo libico che decidono quali siano i limiti delle acque territoriali è un fatto inaccettabile". Anche l'Italia è direttamente interessata, oltre ai decennali legami storici con la Libia, si deve infatti tenere conto dei diritti che l'Eni ha acquisito nel corso degli anni sul territorio libico. Chiara la posizione dell'esecutivo di Roma. "In Libia c'è un popolo che vuole delle risposte - ha detto Di Maio -".

"Questa mattina a Tripoli, in Libia, dove ho incontrato il presidente Serraj e il ministro degli Interni Bashaga - ha scritto il ministro - continuiamo a lavorare per il rispetto dell'embargo sulle armi e per portare le parti a un cessate il fuoco permanente". Non esitai a dire all'inizio del mio mandato alla Farnesina che era stato perso del terreno in Libia, oggi però è altrettanto doveroso dire che qualcosa è stato recuperato.

Nonostante sia ormai chiaro che l'uomo forte della Cirenaica non è interessato in alcun modo ad una risoluzione diplomatica del conflitto libico, il ministro grillino si vanta sui suoi profili social del fatto che l'Italia "è tornata ad avere un peso determinante in Ue e una indubbia affidabilità con tutti gli attori coinvolti, questo grazie anche al lavoro dei nostri tecnici, del corpo diplomatico e dei nostri apparati di intelligence". "Al contrario - aggiunge - bisogna continuare a lavorare con costanza, lavorare per la pace e, allo stesso modo, per difendere i nostri asset geostrategici".

Le parole del ministro sembrano essere cadute nel vuoto. Ieri il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha chiesto "un cessate il fuoco duraturo e senza precondizioni". Khalifa Haftar sta conducendo un'offensiva che prevede, da un lato, l'assalto alla capitale e, dall'altro, la presa di Misurata, città alleata del premier rivale Fayez al-Sarraj.

Il patto bilaterale siglato tra Tripoli e Ankara concede alla Turchia la possibilità di estrazione di gas e petrolio è strettamente legato anche all'appoggio che i turchi stanno dando ad Al-Serraj dal punto di vista militare.

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