Germania: la crisi della CDU dopo l'apertura alla destra in Turingia

Bruno Cirelli
Febbraio 13, 2020

In Turingia con tutta probabilità si rivoterà, ma la Akk, così è soprannominata la Kramp-Karrenbauer, ha deciso di prendersi la responsabilità dello scandalo. La leader dei cristiano-democratici tedeschi, Annegret Kramp-Karrenbauer - considerata per anni la 'delfina' della cancelliera - si è dimessa dalla presidenza del partito e, soprattutto, ha rinunciato alla corsa per la cancelleria, aprendo una voragine in vista delle elezioni del 2021 e privando la Cdu di un suo candidato credibile ad appena un anno dalla fine dell'ultimo mandato Merkel.

Poi però ha rivolto un appello al partito: "Ogni forma di avvicinamento all'AfD indebolisce la Cdu".

Il problema è che in Germania la presidenza del partito più grande fa rima con la candidatura alla cancelleria. Con la sua vittoria contro l'avvocato Friederich Merz, ribattezzato "anti Merkel" per la sua distanza politica e personale da chi lo aveva emarginato dalla leadership della Cdu nel lontano 2002, il partito sceglie la continuità.

La fonte ha detto che la Merkel voleva che Kramp-Karrenbauer rimanesse ministro, così come ora, della Difesa. Ma la virata sovranista del partito della Merkel in Turingia no, val bene le dimissioni della presidente. Le successive dimissioni di Kemmerich non hanno placato le tensioni. Possibile outsider, il governatore del NordReno Vestfalia, Armin Laschet.

A inizio dicembre 2018, i 1.001 delegati del Partito cristianodemocratico avevano eletto Akk alla guida della Cdu.

Avvicinamento alla destra dell'AfD?

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