La diffusione del coronavirus fuori dalla Cina è lenta, ma potrebbe accelerare

Barsaba Taglieri
Febbraio 11, 2020

Intanto una squadra di esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), guidata dall'epidemiologo canadese Bruce Aylward, ha annunciato in un tweet il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, è partita per una missione in Cina, dove continuano a crescere le vittime e i nuovi contagi, causati dal coronavirus.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ritiene che vi sia una "possibilità realistica" di fermare il coronavirus.

Misure che però secondo Pechino sono "eccessive": "Speriamo che l'Italia possa valutare la situazione in modo obiettivo, razionale e basato sulla scienza, rispettare le raccomandazioni autorevoli e professionali dell'Oms e astenersi dall'adottare misure eccessive", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang. Nessuno dei casi confermati di Coronavirus negli Stati Uniti si è rivelato fatale e sono molti i pazienti che sono stati già dimessi. "Non dobbiamo consentire a questo virus di avere spazio", ha aggiunto, spiegando che non si può "sprecare l'opportunità".

In passato, alcuni virus hanno infatti preso il nome dal luogo o da una regione in cui sono stati identificati per la prima volta: è il caso del Mers, che sta per Sindrome respiratoria del Medio Oriente, nel 2012; il virus Ebola è stato così denominato da un fiume nella Repubblica Democratica del Congo; la malattia di Lyme prende il nome da una città del Connecticut.

"Il primo vaccino per il coronavirus potrebbe essere pronto tra 18 mesi, è quindi necessario fare tutto il possibile per usare i mezzi a nostra disposizione per combattere il virus".

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