Egitto: arrestato George, studente a Bologna

Bruno Cirelli
Febbraio 11, 2020

Dallo scorso 7 febbraio George Patrick Zaky, giovane attivista egiziano studente all'Università di Bologna, è in stato di fermo a Il Cairo.

"Patrick è stato sottoposto a percosse, scariche elettriche, insulti e minacce per dieci ore consecutive, mentre gli venivano poste domande sul lavoro che svolge per noi", denuncia Al-Rahman.

Amnesty International, contattata da Fanpage.it, ha riferito che Patrick George Zaki, sarebbe stato fermato appena atterrato a Il Cairo, scomparendo per oltre 24 ore per poi apparire ieri mattina a Mansoura, a poco più di un centinaio di chilometri dalla capitale: "In questo lasso di tempo non sappiamo cosa sia successo".

Secondo Eipr, Patrick è comparso, nella mattinata dell'8 febbraio, "davanti a un pubblico ministero di Mansoura (sua città natale, ndr) dove è stato interrogato fino al tardo pomeriggio". "Chiediamo un intervento immediato del Governo per evitare il 'rischio di detenzione prolungata e tortura', come denunciato da Amnesty Italia", si legge in una nota. A dare appuntamento oggi alle 18.00 in piazza Scaravilli, nel cuore della zona universitaria, sono Link Bologna - Studenti Indipendenti, Adi Bologna, student* di Gemma, il master frequentato da Zaki stesso, ed altre realtà cittadine.

Lo studente egiziano arrestato è iscritto all'Università di Bologna. "Insieme al ministro Di Maio stiamo operando tramite i canali diplomatici per reperire informazioni certe e trasparenti e verificare la situazione in maniera accurata nel rispetto dei diritti della persona", ha dichiarato Gaetano Manfredi, ministro dell'Università e della Ricerca scientifica. Per questo, quando la scorsa settimana, incautamente, ha provato a rientrare nel suo Paese dopo cinque mesi trascorsi per gli studi nell'Università felsinea, è stato fermato all'aeroporto del Cairo e condotto dai poliziotti in un luogo segreto. Preoccupanti sono anche le accuse nei suoi confronti, emerse poco per volta: George Zaki è infatti accusato di aver pubblicato notizie false con l'intento di disturbare la pace sociale, di aver incitato proteste contro l'autorità pubblica, di aver sostenuto il rovesciamento dello stato egiziano, di aver usato i social network per minare l'ordine sociale e la sicurezza pubblica, e di aver istigato alla violenza e al terrorismo. Prigionieri, come sono stati e sono, degli affari economici che ci legano all'altra sponda del Mediterraneo, con l'Eni a sostenere il mantenimento dei rapporti in cambio dello sfruttamento dei giacimenti di gas, la Finmeccanica infoiata nella fornitura di armi e il quadro geopolitico della Nato che inserisce il regime militare egiziano nel gruppo degli alleati garanti del conservatorismo ideologico-sociale-militare in Medio Oriente accanto alle petromonarchie del Golfo. Così come lo era Giulio Regeni, ricercatore a Cambridge ucciso in Egitto. Lo scrivono Adi, associazione dei dottorandi e dottori di ricerca in Italia, gli studenti del Master Gemma di Bologna che Patrick frequentava, Link Coordinamento Universitario e Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni. Non solo l'Italia, ma tutta l'Europa devono intervenire affinché Zaky venga liberato. George e Giulio rappresentano entrambi una generazione giovane.

"Uniamo la nostra voce a quella della famiglia Regeni nel chiedere al governo di includere l'Egitto nell'elenco dei paesi non sicuri e di convocare l'ambasciatore italiano dell'Egitto in Italia", hanno detto.

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